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Il progetto prevede la realizzazione, nella zona industriale di Senise, a ridosso di aree agricole e della diga di Montecotugno, di un impianto multifunzione per il trattamento di diverse di tonnellate di Rifiuti Solidi Urbani e relativa produzione di CSS (Combustibile solido secondario).

Il trattamento meccanico del tal quale è una scelta primitiva e che non dà nessun contributo al raggiungimento dell’obiettivo del 65% di raccolta differenziata stabilito dalla legge, obiettivo tra l’altro alla portata del Comune di Senise che nel 2012 è arrivata al 43,72% di raccolta differenziata proprio grazie al metodo del porta a porta.

 

Le più recenti Direttive europee al riguardo indicano che le discariche vanno via via chiuse e gli inceneritori devono essere utilizzati in maniera sempre più residuale. Ma, soprattutto l’Unione europea (con la direttiva 2008/98/CE) si è data l’obiettivo di una “società del riciclaggio con un alto livello di efficienza”, cercando di limitare la produzione di rifiuti e di utilizzarli come risorse.

 

Agli Stati membri viene chiesto di impegnarsi affinché i materiali riciclabili non finiscano in discarica, ed entro il 2020 il riciclaggio dei rifiuti urbani (limitatamente a metalli, carta, vetro, plastica) dovrà essere cresciuto almeno del 50% in peso. Obiettivi, questi, impossibili da raggiungere se in Basilicata continuiamo a progettare impianti come quello di Senise, anche qualora utilizzasse le più moderne tecnologie.

 

Siamo in presenza di un impianto di notevoli dimensioni, destinato ad un volume abnorme di rifiuti da trattare, che richiede un investimento economico (si tratta di circa 20 milioni di euro) che ben potrebbe essere utilizzato nella realizzazione di impianti di compostaggio in numero adeguato a rendere autosufficiente la Basilicata.

 

Con la stessa cifra potrebbero essere realizzati almeno 5 impianti di compostaggio, praticamente tutti quelli necessari a rendere autosufficiente la Basilicata per il trattamento della frazione organica dei rifiuti, con molti più occupati e con un grandissimo contributo al raggiungimento degli obiettivi fissati per le raccolte differenziate dei rifiuti.

L’impianto dovrà trattare 100.000 tonnellate all’anno di RSU ed assimilabili. Nel 2013 tutta la Basilicata ha conferito in discarica poco meno di 150.000 tonnellate.

La scelta di localizzare l’impianto in questa area, che di per se rende inverosimile, per motivi logistici, che tutti i rifiuti prodotti in regione possano essere lì conferiti, unitamente al sovradimensionamento dell’impianto, fanno verosimilmente pensare che l’opificio non sarà destinato alla sola trattazione dei rifiuti provenienti dal nostro territorio. Appare chiaro che è invece alto il rischio di trattare rifiuti speciali provenienti da altre regioni.

 

Ben sappiamo quanto la materia dei rifiuti sia preda del business delle ecomafie, chiediamo pertanto alla Regione e a tutti i soggetti istituzionali preposti di prestare la massima attenzione e vigilanza su questo progetto, bloccandone la realizzazione finchè non si abbiano garanzie reali sull’effettivo e congruo utilizzo dell’opificio che ad oggi appare palesemente sovradimensionato.