Oggi in Basilicata ci sono 30 mila famiglie sotto lo soglia di povertà assoluta. Sono giovani (e non solo) disoccupati o precari che guadagnano una miseria o che hanno perso il lavoro (e non hanno diritto neanche agli ammortizzatori sociali); sono gli attuali beneficiari del programma Copes a cui, non per colpa loro, non sono stati offerti programmi di formazione o inclusione; vi è una parte consistente di ex lavoratori da molti anni nel limbo della mobilità in deroga e che oggi, con la retroattività del c.d. “Decreto Poletti”, dal 1 settembre, sono fuori da ogni platea; vi sono pensionati al minimo che non raggiungono i 500 euro. Non lo diciamo noi della Cgil, ma l'Istat e lo Svimez e basta guardarsi intorno per capire che la crisi è talmente grave che servono scelte politiche che, nel tamponare l'emergenza, costruiscano risposte credibili, strutturali e in grado di reggere nel medio periodo, senza demagogia, senza prendere in giro (magari per fini politico elettorali, per oggi o per domani), senza strumentalizzare l'esasperazione di chi oggi mangia solo rabbia e paura.
Serve allora uno strumento per dare continuità di reddito e servono politiche per costruire reali occasioni di lavoro. Per questo da tempo la CGIL ha scritto e condiviso con CISL e UIL il Piano per il lavoro: una serie di proposte articolate per affrontare l'emergenza, perché diversi sono i problemi e le condizioni e diverse devono essere le soluzioni e gli strumenti da mettere in campo. C'è il lavoratore in mobilità in deroga da anni o il disoccupato che non ha avuto neanche la possibilità di accedere agli ammortizzatori. C'è chi ha la “fortuna” di avere un redditto comunque in famiglia e chi invece ha anche la moglie o il marito, oltre che i figli, disoccupati. C'è chi, dopo la riforma Fornero, con 2-3 anni di contributi potrebbe andare in pensione, danneggiato da una legge sbagliata ed ingiusta e chi gli mancano ancora 20 anni. C'è chi ha un diploma o conosce bene un mestiere e chi, con la terza media o la quinta elementare ha bisogno di più formazione, mirata e specifica. C'è il giovane, magari laureato, che anche il padre disoccupato vorrebbe, dopo anni di sacrifici, che trovasse un lavoro per aiutare la famiglia e magari mettere su anche una propria famiglia. Per questo come CGIL rivendichiamo per prima cosa il rispetto dell'accordo siglato il 14 luglio 2014 con la Regione, che si è impegnata a garantire una continuità di reddito a chi e' stato colpito dalla tagliola del decreto Poletti e chiediamo l'attivazione immediata di una serie di strumenti per la creazione di reali occasioni di lavoro con incentivi mirati, piani formativi, contratti di servizio specifici con le imprese e le cooperative a partire dai soggetti più in difficoltà. Serve infatti una strategia mirata, che non disperda le esigue risorse pubbliche, per affrontare le criticità del nostro Paese e della Basilicata, che certo non si chiamano articolo 18 o taglio ai salari. Per tornare a crescere occorre invece far crescere i redditi (e quindi i consumi locali), per far crescere i redditi occorre allargare il welfare e la base produttiva sia mediante un lavoro stabile alle dipendenze sia mediante la promozione dell'autoimprenditorialità e del lavoro autonomo (pag. 4 del Piano del Lavoro di Cgil, Cisl e Uil). Per questo, in concreto, rivendichiamo:
1) un grande strumento generalizzato per l’inclusione (superando in positivo esperienze come il Copes, ecc.), con il riconoscimento di un reddito finalizzato all’ inserimento e/o reinserimento legato a prestazioni di utilità sociale, a momenti di reale formazione spendibile sul mercato, a progetti di solidarietà, di partecipazione, finalizzato alla protezione sociale e familiare. Un Reddito Minimo di Inserimento che sia un “patto contro l’esclusione” da finanziare, con risorse nazionali, locali, comunitarie anche modificando la legge nazionale sul bonus carburante, per liberare risorse da riutilizzare in programmi di sostegno sociale (pag. 8 del Piano del Lavoro di Cgil, Cisl e Uil), anche per governare in fase emergenziale, gli interventi sbagliati del Governo, da ultimo con il decreto Poletti e la riduzione del Fondo nazionale per la non autosufficienza.
2) Progetti Operativi, coordinati dalla Regione: dedicati al settore delle infrastrutture, per rompere l'isolamento lucano; all'agroindustria; alla filiera dell'automotive; al distretto dei nuovi materiali, alla produzione di energie rinnovabili, al rilancio del mobile imbottito; al turismo culturale e giovanile; con alcuni interventi già nell'immediato, per esempio, imponendo che almeno l'80% delle assunzioni di Eni, Total, delle imprese che costruiscono Tempa Rossa, delle imprese dell'indotto avvengano tra i disoccupati lucani, anche previa specifica formazione; dedicati alla tutela e valorizzazione del territorio e dell'ambiente con interventi contro il dissesto idrogeologico e per politiche di mitigazione del rischio sismico, per l'accelerazione dei programmi di bonifica dei SIN, per l'accelerazione delle piccole opere cantierabili e con un rilancio e valorizzazione, in chiave nuova e moderna, delle politiche agroforestali; dedicati al rafforzamento della filiera turistica in coerenza con le vocazioni espresse dal territorio, in particolare concentrando gli interventi sui grandi attrattori quali la città dei Sassi, il sistema dei Parchi nazionali e regionali e delle due Coste con l’obiettivo di costituire veri e propri distretti turistici (pag. 8 del Piano del Lavoro di Cgil, Cisl e Uil). Per fare questo, la Regione deve predisporre immediatamente (chiamando ad un impegno i Comuni, le Associazioni di Imprese, l' Alleanza delle Cooperative e con il sostegno del Forum del Terzo Settore) un “Portafoglio di Progetti” per esempio sui seguenti settori: piccoli interventi di manutenzione urbana e ripristino aree verdi, scuole e piazze da aprire alla cittadinanza con orari prolungati e la presenza a mo di e assistenza degli stessi beneficiari che hanno contribuito al ripristino; assistenza domiciliare agli anziani, con piccoli lavori quotidiani (spesa, trasporto, compagnia, socialità in luoghi dedicati, escursioni collettive, ecc.) e assistenza ai minori (brevi trasporti, campi ricreativi, attività sportive e ludiche) secondo piani di conciliazione “Tempi di Lavoro-Tempi di Cura” atti a facilitare l’occupazione dei genitori ed in particolare delle donne; interventi per la messa in sicurezza dei terreni intorno alle strade minori, presso aree demaniali confinanti con attività produttive agricole e artigianali; attività volte alla maggiore promozione e fruizione delle attività culturali, dei beni artistici e museali, delle aree a forte vocazione ambientale, anche in collaborazione con associazioni locali su siti già definiti “potenzialmente attrattori”; attività mirate di inclusione in progetti di ampliamento da parte di cooperative sociali di tipo B e in prospettiva miste (A e B); progetti di sostegno tecnico ed economico a esperienze di auto impiego nelle attività di promozione sociale e di aiuto agli stessi beneficiari. Su questo, anche alla luce delle nuove norme regionali sulle cooperative di tipo A e B, LE IMPRESE LUCANE DEVONO FARE LA LORO PARTE. E allora servono pochi strumenti utili finalizzati per la stragrande maggioranza delle risorse ai settori individuati ed inseriti in una logica di azioni integrate (pag. 9 Piano del Lavoro di Cgil, Cisl e Uil): un incentivo per le assunzioni più mirato e più selettivo per platee (meccanismi premianti lavoratori in mobilità, vicini alla pensione, ecc.) che deve vedere almeno triplicate le risorse assegnate (vista la sproporzione tra domane potenziali e risorse attuali); un unico strumento e un'unica agevolazione per incentivare le assunzioni di giovani e donne; un unico sistema di incentivi mirati e selettivi alle imprese su investimenti in settori specifici; una legge mirata al mondo della cooperazione, in particolare nei settori della cura e dell'assistenza, che subordini i contributi ed i contratti di servizio a quanti soggetti svantaggiati sono stati assunti. Su queste parole d'ordine che sono già le parole d'ordine di tutto il sindacato confederale, su cui sono state svolte assemblee e riunioni nei mesi e nelle settimane passate, proporremo come Cgil Basilicata a Cisl e Uil, già nelle prossime ore, di indire una grande manifestazione di piazza da organizzare prestissimo, che unisca le tante vertenze ed i tanti bisogni, dai Copes ai lavoratori in mobilità, dai pensionati ai disoccupati, ai precari, rivendicando reddito, lavoro, dignità. Con proposte concrete, serie, realizzabili e coerenti con gli accordi fatti. Ora e' il momento di agire, con sobrietà, senso di responsabilità, ma anche con determinazione e fermezza.