Si è parlato tanto, nelle ultime settimane, dell’ipotesi avanzata dal Commissario alla Spending Review, Carlo Cottarelli, della chiusura delle “sedi minori” come misura di contenimento della spesa. E tante sono state le voci sollevatesi ovunque in dissenso.
Dall’inizio dell’anno, i sindacati lucani sono impegnati in una vertenza territoriale a sostegno delle gravissime carenze di organico che interessano la sede di Potenza e che influenzano pesantemente le condizioni di lavoro del personale RAI, con turni di lavoro massacranti e difficoltà grandissime. Uno sciopero è già stato effettuato nel mese di gennaio, registrando peraltro una fortissima adesione delle maestranze (intorno al 90%). Finora la risposta aziendale è stata a dir poco timida.Ma la questione avanzata da Cottarelli, che in questo contesto disagiato (peraltro riguardante diverse sedi italiane) si presenta a dir poco come provocatoria, se accostata ad altre ipotesi di riforma, come quella, ad esempio, delle macroregioni, non possono che indurci ad una riflessione. La Basilicata, oggi, rischia davvero di scomparire: e non è solo retorica.
Tra le aziende che chiudono, quelle che abbandonano o riducono i loro presidi territoriali, la popolazione che invecchia e i giovani che emigrano, a questo punto, la chiusura della sede RAI di Potenza sarebbe il tassello mancante per assicurare la morte definitiva di un territorio già provato: il colpo di grazia, insomma.
Un territorio povero e desertificato andrebbe al contrario valorizzato per arrestarne il declino. La questione riguarda il valore dell’informazione pubblica come servizio di utilità sociale, il pluralismo dell’informazione la “copertura” dei fatti che solo un circuito territoriale può assicurare; e riguarda, inoltre, il presidio del territorio, la continua emorragia di posti di lavoro, lo smantellamento del tessuto produttivo, istituzionale, e quindi economico e sociale. Riguarda il fatto che un territorio in disagio grave andrebbe arricchito, non impoverito ulteriormente. Riguarda il rispetto dei territori e delle comunità, quindi delle identità di cui è fatto il Paese.
Altrettanto inaccettabile è l’ipotesi della vendita di RAIWAY ovvero della struttura di rete dell’azienda, sempre in un’ottica di “far cassa”; significherebbe privarsi del cuore dell’azienda, i ripetitori, gli apparati.
Se tagli alla spesa devono esserci, come è giusto che ci siano, si cominci dai tanti sprechi, dai compensi milionari, dai privilegi e si attui una rigorosa politica di lotta all’evasione del canone che danneggia il bilancio Rai per centinaia di milioni di euro ogni anno.
Si ricordi, il governo, che la ricchezza del nostro paese è data dalle tante identità territoriali e delle comunità locali e che una politica centralista, anche in un’ottica di razionalizzazione, non puo’ non tenerne conto; sarebbe un errore politico gravissimo.
La levata di scudi dei giornalisti e di diverse voci del mondo politico lucano è certamente un fatto positivo; è necessario unire le forze e costruire assieme iniziative che possano bloccare questa ipotesi. La CGIL sosterrà fino in fondo le iniziative di lotta per impedire quella che sarebbe una scelleratezza a danno di un territorio già duramente provato.




























