Diventa sempre più grave la situazione della Casa Divina Provvidenza, soprattutto dopo la scoperta da parte della Procura di Trani di circa 27,5 milioni di euro che sarebbero stati sottratti dai bilanci del Don Uva e depositati nella banca vaticana, attraverso l’intermediazione di un altro soggetto denominato “Casa di procura istituto suore Ancelle della Divina Provvidenza”.
Per mesi come CGIL abbiamo seguito la lunga e difficile vertenza in merito agli esuberi dichiarati dall’Ente, preoccupandoci di tutelare i lavoratori ed immaginare per loro un futuro, così come per mesi ci siamo preoccupati di capire in questo difficile contesto quale poteva essere la strada migliore per garantire alla struttura di Potenza una sua autonomia finalizzata al rilancio e alla riqualificazione dei servizi assistenziali erogati alla collettività.
E’ da sempre noto il giudizio della CGIL in merito alle responsabilità del disastro economico e finanziario che è stato prodotto e alla inaffidabilità di tutto il management della Casa Divina Provvidenza. I fatti di oggi però, non solo confermano che si è consumato un vero e proprio “massacro” nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie, non solo dimostrano, ancora una volta, che c’è stata una gestione scellerata negli anni che ha messo sulla strada complessivamente oltre 800 lavoratori, se consideriamo anche la crisi del 2004, oltre agli attuali contratti di solidarietà per circa 1.500 lavoratori in tutto l’Ente, ma testimoniano di come l’interesse della Casa Divina Provvidenza fosse tutt’altro che la gestione dei servizi accreditati dal Servizio Sanitario Regionale, utilizzati, evidentemente, per “mascherare” ben altri interessi.
Per quanto riguarda, infine, la struttura di Potenza, dove la gran parte dei costi sono sostenuti dalla Regione Basilicata, non possiamo non rilevare come la responsabilità sulla mancata autonomia giuridica ed economica della stessa sia di una politica che non ha fatto fino in fondo il suo dovere negli anni, nonostante le pressanti e continue richieste da parte del sindacato, mancando in questo di coraggio e autodeterminazione.
Certamente, la decisione definitiva sul destino della Casa Divina Provvidenza spetterà al Tribunale di Trani che dovrà esprimersi il prossimo 5 novembre, ma crediamo che davvero non ci siano le condizioni per poter concedere altri tempi supplementari.
Come CGIL pensiamo che sia arrivato il momento di “staccare la spina” evitando un inutile e dannoso accanimento terapeutico. L’unica cosa da salvare, e di questo chiediamo al giudice la massima attenzione, sono la tenuta dei livelli occupazionali e la garanzia dei servizi.




























