cgil222

I recenti dati sulla disoccupazione da un lato e sulla possibile mini ripresa annunciata (per l'ennesima volta) dagli esperti di Banca d'Italia - ripresa eventuale dei fatturati legati all'esportazione senza effetti sulla creazione di nuovo lavoro - così come le recenti vicende della Total o della Ex Cutolo in Basilicata, ci dicono in sostanza poche ma chiare cose: la prima, e più importante, che il lavoro non si crea agendo sulla costante riduzione di diritti, salario, contributi. Il nostro Paese anche dopo la riforma Fornero e le recenti proposte contenute nel c.d. decreto del fare conta ancora il più alto numero di tipologie di lavoro non subordinato di tutti i paesi OCSE (ben 39), eppure perde occupati in termini sia assoluti che relativi da oltre 6 anni, a vantaggio o della disoccupazione reale o del lavoro nero (cresciuto in Italia di oltre duecentomila unità solo negli ultimi due anni e raggiungendo in Basilicata la quota record di circa 40 mila persone; dati Cgil). Chiunque proponga di ricorrere ancora a questa leva non ha chiaro il motivo di fondo della crisi dei nostri apparati produttivi: l’arretratezza dei nostri prodotti, lo scarso valore aggiunto nei nostri servizi, i bassissimi investimenti in ricerca ed innovazione, la concentrazione dei ricavi da impresa verso la rendita finanziaria ed immobiliare (che anche nel 2012 è cresciuta di 5 punti). Non a caso il Piano del Lavoro di Cgil, Cisl e Uil Basilicata punta su politiche industriali in grado di concentrare le risorse pubbliche per rilanciare i settori che, a nostro modo di analizzare le attuali tendenze, possono generare il maggior valore aggiunto, indotti di qualità, filiere nuove legate a peculiarità del nostro territorio tali da consolidare nuove imprese durature nel tempo. Il tutto, aggredendo i fattori fondamentali di sviluppo: infrastrutture e logistica, conoscenza e innovazione. Per troppo tempo ci siamo cullati nell'illusione che bastasse assomigliare un po' più alla Cina per reggere il passo, quando invece altre sono le uniche vie percorribili per noi: il rilancio del manifatturiero di qualità, a partire da un indotto Fiat che guardi anche ad altri produttori e alle auto a basso impatto ambientale, l'agroindustria che valorizzi i produttori locali, la messa a valore pubblico dell'ambiente e del turismo culturale, la presenza di multinazionali dell'energia (a partire da ENI e Total) per dare lavoro oggi, nella realizzazione e produzione di impianti (occorre vincolare tutti a d utilizzare almeno l'80% della manodopera locale), e per far crescere domani imprese per produrre energie rinnovabili, costruire filiere produttive collegate alle biomasse e prodotti del bosco (tenendo insieme salute, ambiente, ma anche occasioni di lavoro stabili, come stiamo chiedendo per la Centrale del Mercure e come chiede lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico a noi, alla Regione, all'Ente Parco) ecc.: strade certo più difficili perché necessitano di meno propaganda e più programmazione economica, più lungimiranza che scorciatoie, più progettazione e meno campagne elettorali, assumendo la creazione di lavoro stabile a tempo indeterminato, con salari più giusti e alti come l'obiettivo di questa fase economica e sociale, non solo perché giusto, ma anche perché è l'unica strada per non continuare ad alimentare l'attuale crisi". Così commentano in una nota Alessandro Genovesi, Segretario Generale della Cgil Basilicata e Angelo Summa, Segretario Generale Cgil Potenza, anche in riferimento alle recenti notizie di cronaca.

"Come Cgil, non da oggi, abbiamo scelto la strada più difficile ma anche più seria e soprattutto più utile per chi proviamo a rappresentare, a partire dai giovani lucani, a cui dobbiamo consegnare un futuro dignitoso, non certo un futuro da precari, disoccupati, ricattati permanenti".