La Corte Costituzionale ”ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (‘Statuto dei lavoratori') nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda”.

La decisione è stata adottata nell'ambito del ricorso della Fiom, esclusa dalla Rsa ( rappresentanza sindacale ), contro la Fiat.

A distanza di un anno dal rinvio dei Tribunali di Melfi, Torino, Vercelli e Modena alla Corte Costituzionale, finalmente la sentenza che ci aspettavamo e che mette la parola fine allo strapotere della FIAT nei confronti dello Stato Italiano e dei lavoratori.

Oggi la FIAT deve prendere atto, come avviene in tutti i luoghi di lavoro del nostro paese, che la democrazia non è una merce e che non esistono ricatti che valgono l’autonomia dei lavoratori di decidere da chi farsi rappresentare e come esprimere il proprio dissenso verso scelte che peggiorano la propria condizione.

Né è valsa la complicità dei sindacati, che hanno imposto con la paura, i propri accordi senza nessuna forma di democrazia e senza nessuna garanzia industriale sull’occupazione.

Ora è necessario che la FIAT riprenda il confronto anche con la FIOM sul Piano industriale e sulle condizioni di lavoro, evitando di continuare a perseguire la strategia giudiziaria, perché solo attraverso il confronto con chi è critico o dissente, si possono risolvere i problemi dei lavoratori; agire in modo unilaterale o discutere con chi è sempre d’accordo non fa altro che accumulare il dissenso dei lavoratori che prima o poi esce fuori.

La FIOM-CGIL continuerà a lottare per una Legge sulla rappresentanza affinché la democrazia, la dignità, i diritti e il lavoro non diventino merce, ma restino valori inderogabili di civiltà e di emancipazione delle classi più deboli della società, come previsto dalla nostra Costituzione.