Domani 8 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna. Lasciamo che a parlare siano i dati:
il tasso di occupazione femminile è al 47% contro il 67% di quello maschile
la precarietà per oltre la metà riguarda le donne (che sono però soltanto il 39% dell’occupazione)
solo il 20% dei posti direzionali è occupato da donne
i salari differenziali negativi sono tra il 5 e il 20%
fra le madri in età fra 25-54 anni, la quota di occupate è pari al 55%, mentre tra i padri della
stessa fascia d’età raggiunge il 90%
un terzo delle donne lascia il lavoro dopo l’arrivo del primo figlio e il 50% non ci torna più
il 76% del lavoro familiare e di cura ricade sulle donne
solo il 6,9% dei padri italiani si avvale del congedo parentale
Inoltre, gli ultimi dati disponibili dicono che in un anno circa 488.000 donne hanno ricevuto richieste si
disponibilità sessuale; 247.000 hanno subito un ricatto sessuale esplicito al momento dell’assunzione; in 234.000
casi il ricatto è stato subito per mantenere il posto di lavoro e fare carriera.
In base alle stime dell’Onu, inoltre, il 70% delle donne ha subito violenza in qualche fase della vita. 3500 donne
sono uccise ogni anno dal loro partner in Europa, con picchi in Italia, Spagna e Regno Unito. In Italia: 84 casi nel
2005, 101 nel 2006, 107 nel 2007, 113 nel 2008, 119 nel 2009, 127 nel 2010, 120 nel 2011, 124 nel 2012.
Esiste dunque ancora una questione di genere? Noi crediamo di si e crediamo vada sostenuta con forza,
impegnandosi tutti e tutte in ogni campo e in ogni contesto, soprattutto oggi, in un momento in cui la crisi acuisce
ancora di più le disuguaglianze.
Il Welfare, ad esempio, su cui troppo spesso si è abbattuta la scure del rigore, è un settore in cui è
necessario investire perché fondamentale per la promozione delle pari opportunità, per la conciliazione dei tempi
di vita e di lavoro: i servizi sono pochi e a volte troppo costosi o difficilmente accessibili, a partire dagli asili nido,
che spesso rappresentano il sostegno più importante per una madre, al momento di rientrare a lavoro.
Noi sindacaliste non dimentichiamo, inoltre, l’importanza della contrattazione di genere: il Contratto
Nazionale di Lavoro o la contrattazione di secondo livello dovrebbe sempre essere caratterizzata dall’inserimento
nelle piattaforme di strumenti di sostegno per le lavoratrici donne: contrattare un orario, un premio di risultato o
altro va fatto sempre tenendo presente che la platea su cui si va ad incidere non è “neutra”.
Così come, a proposito di violenza e femminicidio, i cui ultimi dati sono sconcertanti, occorrerebbe
ricominciare a parlare della non neutralità del linguaggio, del danno prodotto dalla diffusione dell’idea del corpo
femminile-oggetto, e dalla necessità di rafforzare l’attenzione e la tutela sui fenomeni di stalking e mobbing.
Infine, non dimentichiamoci mai del fatto che le donne hanno sempre avuto storicamente un ruolo e un
potenziale di generatrici di cambiamento: di cultura e di pratica. Buon 8 marzo a tutte!




























