Il processo di finanziarizzazione e globalizzazione in atto ha mostrato tutti i limiti del modello
capitalistico dominante.
Si può ben evidenziare come si sia interrotto uno dei meccanismi che ha caratterizzato
storicamente il sistema capitalistico, per il quale ad ogni innovazione corrispondeva una riduzione
di occupazione nelle attività superate, ma si registrava un aumento di posti di lavoro nelle imprese
che introducevano l’innovazione e soprattutto nei nuovi campi di attività che emergevano per gli
stimoli indotti dal salto tecnologico.
I paesi avanzati mostrano da oltre 15 anni una scarsissima capacità di creare nuovi posti di
lavoro generando una disoccupazione considerata ormai strutturale cioè che non varia di molto a
seconda delle fasi dell’economia.
L’espansione delle attività finanziarie continua senza incontrare ostacoli poiché i fallimenti
di banche, fondi etc
considerati degli incidenti di percorso.
Ciò che più preoccupa è comunque il crescente ritardo con il quale dovrebbe emergere una
consapevolezza diffusa sul cambiamento delle proporzioni tra economia reale ed economia
finanziaria. E’ evidente ormai che più della metà dei profitti viene accumulata in attività diverse da
per il funzionamento dei meccanismi finanziari e monetari, vengono
forme di partecipazione da parte delle popolazioni.
Rispetto ai problemi occupazionali il modello dominante è riuscito a far credere che si è
ancora di fronte al classico alternarsi di crisi e riprese delle economie nazionali con relative
espulsioni e rientri di lavoratori da strutture produttive ancora sostanzialmente nazionali.
Le analisi più realistiche sulla situazione e sulle prospettive del sistema economico
internazionale, evidenziano un numero di contraddizioni crescenti all’interno del modello
dominante dobbiamo essere convinti che il sistema dominante presente delle crepe e che le
caratteristiche del modello in corso non sono esenti da limiti e contraddizioni. Dobbiamo cioè
essere convinti (ovviamente non in termini solo ideologici) che il sistema rimasto da solo a
dominare il mondo lasci degli spazi, offre egli stesso le condizioni per una alternativa.
Ovviamente nulla sarà regalato, anzi le reazioni saranno feroci, e ogni spazio dovrà essere
conquistato, per la potenzialità dell’alternativa che è sul tappeto.
Bisogna essere convinti del fatto che il nuovo modello è già nei desideri ma serve una
complessa azione per farlo emergere.
I nuovi modelli saranno tanto più validi ed attraenti quando più riusciranno fin
dall’inizio ad evitare gli errori del passato e del presente.
Giuseppe Cillis
Segretario Provinciale Cgil Potenza




























