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Non è mio costume replicare a polemiche tra organizzazioni, ma la denuncia della Cgil sulla vicenda Italtractor, dove ad una maggioranza di voti non corrisponde lo stesso peso in termini di rappresentanza, pone problemi che vanno oltre la tecnicalità della ripartizione delle Rsu (è quanto afferma Alessandro Genovesi, Segretario Generale Cgil Basilicata in una nota stampa). È chiaro che la FIOM non essendo firmataria del Ccnl non partecipa a quella divisione dell'un terzo prevista dagli accordi del 23 di luglio ‘93, ma sappiamo tutti, anche Cisl e Uil, che quelle regole nascevano in un contesto diverso, modificato poi dalla pratica degli accordi separati. Contesto in cui, vorrei ricordarlo, vi era anche (e vi è ancora in molte categorie) il principio per cui la Cgil fa solidarietà alle altre sigle. Ma il tema - non giriamoci intorno - è un altro: passare ad un principio più democratico per cui tanti voti prendi, tanti rappresentanti hai. Questo del resto sancisce anche l'accordo del 28 giugno 2011, dove anche CISL e UIL hanno condiviso l'idea di superare la regola dell'un terzo e di passare ad un sistema proporzionale puro. Affrontiamo quindi senza polemiche il tema vero: in molte aziende non c'è democrazia, in molte aziende non si fanno votare i contratti nazionali e gli accordi a tutti i lavoratori, in molte aziende si predica la democrazia per poi magari trattare alle spalle dei lavoratori in qualche lavanderia o sottoscala. E se permettete su questo la Cgil non prende lezioni da nessuno. Né all'Italtractor né in nessun’altra azienda. Chi ha a cuore la democrazia e la partecipazione dei lavoratori dovrebbe averla sempre sia, fuori sia dentro le fabbriche: questo ci insegna la nostra splendida Costituzione.