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“L'allarme lanciato ieri dalla Cia ci conferma solo, purtroppo, quello che tutti i principali dati economici e sociali ci dicono da tempo. Ovvero che la crisi di oggi ha un'origine ben precisa in Europa come in Italia, nel Sud come in Basilicata: sono aumentate le disuguaglianze e la politica dell'austerità non hanno fatto altro che aggravare la situazione, mettendo in ginocchio i lavoratori e quelle tante imprese che credono nella qualità, nell'innovazione, nel saper fare, scaricando per di più sugli enti locali tagli insostenibili, riducendo i consumi interni delle famiglie. Il tutto mentre ci sono oltre 100 miliardi di evasione fiscale, la corruzione costa alla collettività ogni anno 60 miliardi, il 9% degli italiani detiene il 50% della ricchezza nazionale ma contr
ibuisce solo al 15% del gettito fiscale. Al di là delle belle parole, i disastri di Berlusconi e di Monti sul terreno delle politiche del lavoro, previdenziali e delle politiche sociali e le non scelte fatte in termini di politica industriale e agricola sono ancora tutti di fronte a noi e produrranno danni, di cui non si ha contezza fino in fondo, per molti anni a venire”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi, Segretario Generale della CGIL Basilicata, commentando i dati diffusi ieri dalla Confederazione Italiana degli Agricoltori.

“I giovani pagano l'assenza di lavoro o la sua scarsa qualità perché non si è voluto colpire fino in fondo il precariato e soprattutto non si è voluto scommettere su una politica anti ciclica fatta di piccole opere edili, tutela del territorio, rilancio degli apparati industriali, ricerca, innovazione, green economy, agricoltura sostenibile. Gli over 50 pagano l'assenza di una politica industriale  degna di questo nome, una riforma degli ammortizzatori sociali che ne riduce la copertura e, con la riforma delle pensioni, gli è stata calata addosso la mannaia di essere troppo vecchi per lavorare e troppo giovani per andare in pensione. I pensionati hanno visto solo tagli al fondo per la non autosufficienza, il blocco delle rivalutazioni delle pensioni, l'aumento delle tasse a partire dall'IMU, anche sulla loro unica casa, frutto di anni di sacrifici”.

“Per questo occorre un'inversione di rotta chiara e netta: per questo serve una nuova politica economica che investa nel sociale, nel buon lavoro, nella coesione, riattivando i consumi interni, investendo in innovazione, conoscenza, ricerca, sviluppo, tornando ad una seria politica industriale come quella a suo tempo perseguita con Industria 2015 dell'allora Ministro Bersani. Per questo serve una riforma fiscale che alleggerisca il carico su lavoratori e pensionati chedendo a chi ha di più di contribuire di più alla tenuta della stato sociale. Insomma serve un'iniezione di giustizia sociale, serve quella programmazione economica che superi tanto il populismo di Berlusconi che le politiche di Monti e dell'attuale Governo. Perchè c'è modo e modo di risanare i conti pubblici: investire sulla coesione e su un nuovo modello di sviluppo, contro i veri sprechi e disservizi o, come nel caso del Governo Monti, prendersela sempre con i soliti noti: i lavoratori, i pensionati, i piccoli imprenditori”.