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“A leggere le schede e le dichiarazioni del Presidente e della Giunta Regionale, nell’abituale appuntamento di inizio anno, verrebbe da chiedersi come è mai possibile che allora, nonostante quanto fatto anche nel 2012, in Basilicata la disoccupazione cresca, la povertà assoluta raggiunga cifre record, continui lo spopolamento delle aree interne, i consumi si riducano ed aumentino le aree di disagio ed esclusione. Con dinamiche che, per molti versi, vedono la Basilicata andare peggio anche di altre realtà meridionali”. Così commenta Alessandro Genovesi, Segretario Generale della Cgil Basilicata.

“Certo pesa un’evidente crisi generalizzata a livello europeo e nazionale, con una politica fatta tutti di tagli e austerità che sicuramente non sta producendo gli effetti sperati, anzi. Eppure qualcosa in più e meglio sicuramente la Regione Basilicata avrebbe e potrebbe fare e con essa anche il sistema delle imprese, soprattutto quelle grandi e le multinazionali che da noi operano. Non da oggi, come CGIL Basilicata, denunciamo l’assenza di una strategia organica, un’idea di sviluppo complessiva che chiami tutti a fare la propria parte, e che la bontà degli strumenti messi in campo (e in molti casi condivisi dalla CGIL) non può sopperire alla mancanza di un disegno che scelga 3-4 settori  strategici intorno a cui ricostruire un modello produttivo e sociale”.

“3-4 settori e 7-8 interventi di sistema su cui concentrare risorse nazionali, comunitarie e locali (royalties comprese) dandoci come misuratori obiettivi i posti di lavoro creati, non altro. Con tempi certi e verificabili, con responsabilità chiare e pubbliche. A partire da quello che c’è, da quello che è stato fatto (e va riconosciuto) ma senza nasconderci i problemi. Pensiamo al fatto che è passato più di un anno dalla delibera di Giunta e della famosa proposta di legge contro il lavoro nero si è persa ogni traccia (dopo essere stata anche peggiorata in Consiglio Regionale), facendo della Basilicata l’unica regione ancora priva di una propria normativa di riferimento. O ancora al tanto sbandierato credito di imposta per le assunzioni dei soggetti svantaggiati: alla luce delle domande giunte, superiori alle risorse destinate, tutte le Regioni meridionali nelle settimane passate hanno rifinanziato lo strumento, sia per le domande presentante che per quelle auspicabili per il nuovo anno. La Regione Basilicata, nonostante un nostro esplicito invito, è ancora ferma ai 2 milioni + 2 a suo tempo destinati, eppure ci sono domande per quasi 1200 assunzioni (ed è prevedibile altrettante se non di più per l’anno appena iniziato) e ci sono soprattutto risorse del FSE impegnate su misure che non stanno dando risultati”.

“Quindi si potrebbe continuare con il contratto di settore con l’Eni, che sicuramente rappresenta un positivo passo avanti, di cui come Sindacato rivendichiamo il merito,  ma che va tutto ancora misurato nel concreto, sia rispetto agli impegni di sviluppo sul territorio (il primo incontro con Eni non ha dato numeri e tempi certi in relazione ad assunzioni, nuovi trasferimenti tecnologici, ecc.), sia in termini di interventi a tutela della salute e dell’ambiente (dalle centraline Arpab al presidio del 118 al reparto antiveleni presso l’ospedale di Villa d’Agri). Ed anzi, se dovessimo stare al comportamento recente di qualche azienda che, pur di non rispettare la clausola sociale che tutela i lavoratori con almeno un anno di anzianità negli appalti, sta minacciando di non rinnovare i contratti a termine (in continuità dell’appalto, si badi bene), ci verrebbe quasi voglia di chiedere un esplicito passaggio della Regione e del suo Presidente con l’Eni e con questi “imprenditori” che, forse, non hanno colto lo spirito e la valenza del contratto di settore stesso.

E poi l’agro-industria: più di 6 mesi fa fu avanzata la proposta di un piano per la creazione di un indotto lucano dell’agro-industria (ripreso come proposta alternativa alla chimica verde, anche per la Val Basento, con un contratto di sviluppo regionale ad-hoc), visto che le grandi aziende presenti nella nostra regione (dalla Ferrero alla Barilla fino alla Coca Cola) non acquistano nulla sul territorio: né beni né servizi. Dopo un primo incontro alla Regione non se ne è saputo più nulla ed intanto le 6 più grandi aziende di trasformazione in Basilicata continuano ad acquistare beni e servizi per oltre 70 milioni di euro l’anno fuori dai nostri confini (comprese le pedane di legno o le bombole di anidride carbonica, giusto per citare due beni facilmente producibili anche da noi).

E quindi l’ancora non attivazione concreta degli interventi sulle infrastrutture e sulle cosiddette “incompiute” che sono tali ormai da decenni. In una Regione dove si fa fatica anche a costituire la stazione unica appaltante per le opere pubbliche, vantarsi di chissà quali interventi infrastrutturali è forse eccessivo. Per non parlare di chi si riempie la bocca di banda larga e ultra larga: nonostante la specifica gara (su fondi Fers in gran parte) è stata espletata oltre 6 mesi fa, non si sa ancora quale azienda se la sia aggiudicata e non vi è stato ancora un intervento concreto, ne un’antenna LTE istallata ne qualche km di fibra ottica posata.

Infine qualche riflessione più articolata meriterebbe il nostro sistema sanitario regionale che, al di là degli sforzi, prima di tutto dei tanti lavoratori del settore, è interessata sempre più da tagli agli appalti (che vuol dire decine di lavoratori in meno) e soprattutto non vede ancora applicato quanto concordato con il sindacato (e poi tradotto in delibera) in materia di rimodulazione delle esenzioni e delle fasce per i ticket aggiuntivi. Forse al Presidente De Filippo e all’Assessore Martorano sfugge che, nonostante la delibera, i pensionati ed i disoccupati lucani anche oggi,  4 gennaio 2013, pagano il ticket aggiuntivo per la diagnostica, non avendo esenzione alcuna, anche se con una situazione ISEE inferiore a 16 mila euro.

Insomma di atti importanti e positivi ne sono stati compiuti, anche in attuazione di quell’Obiettivo Basilicata 2012 sottoscritto da tutti, ma molte sono ancora le cose da fare e soprattutto serve un salto di qualità,  perché siamo tutti un po’ stufi degli annunci e di raccontarci tra noi quanto siamo bravi: ora vedremo questo fantomatico progetto Eni per la chimica verde, vedremo se e quali strumenti concreti saranno messi in campo per la Val Basento, siamo curiosi di leggere il Piano del Lavoro annunciato dal Presidente De Filippo (Piano che fu poi una richiesta avanzata dalla grande manifestazione sindacale del 9 maggio di Cgil, Cisl e Uil Basilicata), magari sperando che sia accompagnato anche dalla proroga degli ammortizzatori sociali per il 2013 (altre Regioni hanno già sottoscritto gli accordi per l’anno iniziato).

Come CGIL Basilicata non faremo mancare né il nostro contributo di merito né il nostro sostegno, qualora si trovassero soluzioni e proposte condivise. Ma con altrettanta chiarezza continueremo a vigilare e a non far sconti a nessuno: perché quando si perdono quasi 20 mila posti di lavoro in tre anni, quando la preoccupazione per un lavoratore in mobilità è non perdere quei 3-400 euro che sono la sua unica fonte di reddito, quando un pensionato è ridotto a scegliere se comprare del cibo o delle medicine, vuol dire che si è arrivati molto vicino ad un punto di rottura. Non solo della coesione sociale, ma più in generale del tessuto democratico su cui vive e si riconosce una comunità”.

Potenza, 4 Gennaio 2012