“L'accordo sottoscritto venerdì scorso, presso la Regione, sugli ammortizzatori in deroga per l'anno 2012, si basa su un obiettivo comune, per istituzioni, imprese e sindacato: rilanciare, effettivamente, serie politiche attive del lavoro, con progetti concreti finalizzati a garantire una occupazione a chi, da troppo tempo, è ai margini del mercato del lavoro. E determinare, soprattutto, una fattiva politica per la reindustrializzazione e lo sviluppo delle filiere innovative in tutte le aree della Basilicata, con piani che diano risultati in termini di posti di lavoro realmente creabili, non solo di soldi spesi. Noi, come sindacato, faremo la nostra parte, ma la Regione si è assunta un onere non da poco: offrire una reale occasione a centinaia e centinaia di lavoratori in mobilità da anni”. Così Alessandro Genovesi, Segretario Generale della CGIL Basilicata, commenta il recente accordo sugli ammortizzatori in deroga.

“Ovviamente, come CGIL, nel tempo che comunemente ci siamo dati da qui a giugno, incalzeremo la Regione e le imprese a fare il proprio dovere per combattere la crisi in maniera strutturale e con piani, se serve, anche di emergenza. Perché la fase che viviamo è di totale emergenza, sociale e politica. Sia chiaro ovviamente che nessuno potrà, in caso di insuccesso, tirarsi indietro dalle proprie responsabilità. Non si può certo creare, in questo momento, una frattura sociale più elevata di quella già esistente nei nostri territori: una garanzia di continuità di reddito andrà comunque assicurata, insieme a piani formativi che siano in grado di fronteggiare la situazione di esponenziale crisi che abbiamo di fronte. Su questo, del resto, l'impegno scritto fornito dall'assessore è chiaro”.

“Rimangono poi – conclude Genovesi – problemi aperti e che, certo non per responsabilità dei lavoratori, vanno risolti perché da molto tempo sono sul tavolo, nell'indifferenza di chi avrebbe dovuto occuparsene. Ci riferiamo soprattutto a quei lavoratori residenti in Basilicata ma la cui unità produttiva è (o è stata trasferita) in un'altra regione.

Si pensi al caso dei lavoratori lucani di New Interline, azienda che all’inizio della crisi era ubicata in Basilicata e che ha successivamente trasferito la sua sede in Puglia o a lavoratori lucani che lavorano nel tarantino. Su questo vi è un'oggettiva difficoltà tecnica normativa, tra risorse vincolate esclusivamente alla residenza e una legge che prende a riferimento anche l'unità produttiva. Ma si tratta esclusivamente, oggi, di mettere in campo una chiara volontà politica volta a risolvere il problema definitivamente: l'assessore chieda impegni certi al suo omologo pugliese, per risolvere le vertenze che si trascinano da tempo. Inoltre, tecnicamente, la Regione Basilicata potrebbe chiedere al Ministero del Lavoro, con apposita intesa, di poter pagare i propri residenti in quanto tali: si tratterebbe di essere la prima regione a rompere questo muro di “contraddizioni”. Poiché si parla di poche decine di persone e soprattutto, in tempo di crisi, di una questione di giustizia sociale, facciamo appello all'Assessore e allo stesso Presidente perché compiano un atto di responsabilità verso questi lavoratori che, oltre al danno, da molto più di dodici mesi stanno subendo anche una beffa non più tollerabile”.