In merito all'incontro tenuto oggi sul Don Uva, incontro che doveva dare risposte
certe in merito a tutte le questioni che attraversano questa difficile vertenza, come CGIL
abbiamo ancora una volta constatato la assoluta mancanza di certezze in merito alla
regolarità delle spettanze ai lavoratori e alle questioni che riguardano il futuro della sede di
Potenza.
L'incontro è stato l'ennesimo ripetersi di impegni e promesse che spostano ancora
in avanti tutte le questioni ancora aperte. Nulla di certo sulle mensilità arretrate, ed in
particolare su quella di settembre, dove si è consumato il più grave atto di discriminazione
nei confronti del territorio lucano.
Di tutto il percorso fino ad oggi definito, percorso che prevedeva l'atto di transazione
per garantire il regolare pagamento degli stipendi nonché la messa in campo di una
soluzione transitoria, quale il fitto di ramo d'azienda, con l'obiettivo di raggiungere
l'autonomia della sede di Potenza, nulla c'è ancora di certo e concreto. Inoltre, durante il
corso della riunione nulla è stato detto in merito alla verifica fatta dall'Asp sulla congruità, e
noi diciamo incongruità, rispetto ai fabbisogni assistenziali dei 72 esuberi che per quanto ci
riguarda sono inesistenti.
Per queste ragioni come CGIL consideriamo del tutto insufficiente l'esito
dell'incontro di oggi e ribadiamo che, stando cosi la situazione, non ci sono più margini di
discussione all'interno di una vertenza che non riesce a produrre un solo passo avanti ma
che, di contro, diventa sempre più insostenibile e dove l'attuale procedura di concordato
preventivo in corso non fa altro che dare nuovi alibi alla Casa Divina Provvidenza che,
non solo è responsabile del disastro economico finanziario prodotto esclusivamente nelle
strutture pugliesi, ma continua a trattare diversamente i lavoratori della sede di Potenza
ancora senza lo stipendio di settembre.
Come CGIL riteniamo che la Regione Basilicata non possa continuare a prestare il
fianco a questa situazione, ne' tantomeno a ritenere credibile un interlocutore che non lo è
più, prendendo atto che tutti gli sforzi finora compiuti non hanno prodotto nulla di concreto
e che, evidentemente, è necessario pensare ad altre soluzioni che spezzino una volta e
per sempre il legame della sede di Potenza con la Casa Divina Provvidenza e mettano in
sicurezza retribuzioni e livelli occupazionali.




























