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Agli amici Nino Falotico (CISL) e Carmine Vaccaro (UIL).

Il convegno organizzato dalla CGIL per oggi pomeriggio a Corleto Perticara si riprometteva (e si ripromette) di fare il punto sugli impatti economici, occupazionali e ambientali delle estrazioni petrolifere in Basilicata, guardando - dopo l’esperienza fatta a Viggiano – anche a Tempa Rossa, per poter replicare il contratto di sito con Total e Shell, magari con una clausola di valorizzazione dell’occupazione locale ancora più forte rispetto a quanto sottoscritto con ENI.

Il tutto inserito in una riflessione sul ruolo della nostra regione all’interno della strategia energetica nazionale presentata dal Governo Monti e su cui è nota la posizione della CGIL Basilicata (governiamo quello che c’è ed è stato autorizzato prima della “moratoria”, ma contrastiamo un nuovo raddoppio come proposto da Passera, anche in barba al titolo V della Costituzione). Da qui la partecipazione dei responsabili nazionali della CGIL oltre che del Presidente della Regione De Filippo e della Provincia di Potenza, Lacorazza.

In quella sede sarebbe stata nostra intenzione solo accennare al lavoro unitario che come CGIL, CISL e UIL stiamo facendo per “emendare” il testo di un possibile contratto di sito, in particolare su un maggior coinvolgimento delle istituzioni, dell’Arpab e delle comunità locali per la costruzione delle reti di monitoraggio e prevenzione ambientale, forti del fatto che – mentre a Villa d’Agri il contratto di sito è intervenuto ad impianto già in funzione – a Tempa Rossa, essendo il tutto ancora da edificare, si avrebbero maggiori margini di intervento. Così come era (è) nostra intenzione porre vincoli più stretti affinché almeno l’80% dei lavoratori da assumere sia direttamente da Total che dalle imprese (in appalto) di costruzione degli impianti (in questo caso proponendo il 70%) siano cittadini lucani.

Proposte che come CGIL avevamo mandato riservatamente alla UIL e alla CISL affinché, quando condivise, fossero proposte unitariamente alla Regione e alla Total, una volta aperto formalmente il tavolo di confronto. Ovviamente il tutto in aggiunta a quanto già ottenuto con il contratto di sito in Val d’Agri (118, vigili del fuoco, Ente bilaterale per la salute e sicurezza con rappresentanti territoriali dei lavoratori, ecc.). La UIL ci aveva dato il suo “ok” formale (dopo uno scambio di testi, anche con alcuni strafalcioni sindacali proposti da Vaccaro, poi comunemente corretti), mentre la Cisl (indaffarata e con un Nino perennemente in viaggio tra Potenza e Roma, viste le questioni anche organizzative che stanno affrontando in casa loro) si era riservata di dare il suo assenso nei prossimi giorni, dopo averne già condiviso comunque l’impostazione generale.

Come CGIL avremmo quindi solo accennato a questi spunti, in attesa di una risposta di Uil e Cisl alle nostre proposte inviate loro (per fortuna che le e-mail si conservano, così come le risposte degli altri…).

E’ pertanto, con un po’ di stupore, che ho visto oggi sui principali giornali locali articoli a firma di Vaccaro e Falotico che non solo fanno “il copia ed incolla” delle nostre proposte (senza neanche il buon gusto di cambiare almeno la punteggiatura), ma se ne vogliono anche attribuire una paternità che personalmente suona come buffa, anche perché queste proposte, di buon senso, sono prima di tutto quelle emerse dai lavoratori in questi anni, dai disoccupati della zona nelle tante assemblee fatte e che la CGIL aveva “solo” fatto proprie e rilanciate, proponendole a Cisl e Uil come terreno di iniziativa unitaria.

Anzi per onestà bisogna dire che, alle nostre proposte, la Uil aveva aggiunto una correzione che poi – dopo averla personalmente fatta notare a Vaccaro come controproducente – aveva ritirato dicendosi completamente d’accordo con la CGIL. La proposta iniziale della UIL chiedeva infatti di  vincolare la priorità di assumere l’80% di cittadini lucani al fatto che essi avessero “già maturato esperienze lavorative nel settore estrattivo”. Avevamo fatto notare alla Uil che di lavoratori di Corleto e più in generale della zona che avessero già lavorato nel settore estrattivo non ce ne fossero  (praticamente avremmo dato noi la scappatoia a Total per non assumere nessuno del posto): avremmo invece dovuto pretendere una percentuale di assunzioni (l’80% e il 70%) di lavoratori che, poi, la Regione e la Provincia avrebbero dovuto formare (ricorrendo anche alle risorse del FSE), sulla scorta di skill professionali indicati, questi si, dalle aziende (magari prendendone una parte tra i lavoratori in mobilità in deroga). Con piacere vedo che anche su questo la UIL è stata coerente: ha fatto proprie le nostre puntuali osservazioni e se le è intestate, insieme alla Cisl, negli articoli sopracitati.

In sostanza, il convegno di oggi dove avremmo più che altro presentato i dati del 2° rapporto (diviso in otto sessioni dedicate al Centro Oli di Viggiano e, solo in parte, alle previsioni di investimento su Tempa Rossa) ha avuto già un merito importantissimo: quello di poter dire che c’è una proposta unitaria di CGIL, CISL e UIL su come andare al tavolo con Regione e Total per implementare un possibile contratto di sito dedicato alle estrazioni e raffinazioni in questa parte della Basilicata.

E a quel tavolo, come CGIL, sosterremo senza perplessità i punti di merito oggi ben descritti dalla UIL e dalla CISL perché, banalmente, sono i testi che avevamo scritto noi e sottoposto alla loro attenzione, parola per parola.

Anche e soprattutto perché non ci interessano primogeniture, ma la sostanza e la difesa concreta dei diritti dei cittadini lucani, a partire dal diritto ad avere un buon lavoro, in un contesto che tuteli salute e ambiente. Il resto lo lasciamo ad altri. Magari per il futuro, mi permetto di chiedere agli amici Nino e Carmine, di fare una telefonata, un minuto prima, anche solo per dire “le proposte della CGIL le facciamo nostre” e se le usate, cari Nino e Carmine, per avere un po’ di visibilità, abbiate almeno il buon gusto di lasciare un caffè pagato. Soprattutto, cari amici di Cisl e Uil, da domani mi aspetto che su quelle parole d’ordine, su quelle rivendicazioni, sarete al nostro fianco, se serve anche con la mobilitazione. Perché più che di parole, la Basilicata ha bisogno di fatti concreti, di posti di lavoro. E lo dico anche perché, ora, Total ha un vantaggio in più che voi gli avete dato: sa già, nei dettagli e nelle parole,  quali sono i nostri punti per il tavolo di trattativa che, formalmente, la Regione non ha ancora aperto e, per un sindacalista, dire prima del tavolo i propri punti di caduta ed indicare i testi possibili non è proprio una grande tattica negoziale (a meno che non si “vogliano bruciare le proposte”). Pazienza, sono certo che quello che non otterremo con il tavolo di trattativa, lo otterremo con la mobilitazione. Una mobilitazione unitaria, perché ancora una volta solo la consapevolezza che l’unità dei lavoratori sarà la nostra arma migliore, che il coinvolgimento delle comunità locali sarà il nostro metodo di lavoro, ci darà la forza di superare questo piccolo incidente. Per me, chiarito per amore di verità cosa è successo, è già superato. Con affetto

Alessandro Genovesi