I Numeri della CRISI del comparto industriale nella provincia di POTENZA
La caduta della produzione in Basilicata nel 2011 è stata ancora una volta peggiore rispetto al Mezzogiorno (-3,7%) e soprattutto rispetto all’Italia (+1,2%).
Nel mese di Settembre 2012 in Basilicata le ore di Cassa Integrazione (CIGO,CIGS,CIGD) sono AUMENTATE di 3.730.340 attestandosi su un valore complessivo di 12.255.162 con una crescita del 43,76% tra le più alte in Italia (seconda solo alla Sicilia che registra un aumento del 58,38%)
La situazione di crisi industriale: settore automotive (SATA e INDOTTO)
Livelli occupazionali e rischio riduzione del numero di addetti
| Aziende | Occupati | Stima rischio occupazionale |
| FIAT SATA (sito) | 6.021 | 1.300 |
| Aziende indotto 1° livello Melfi | 2.523 | 1.000 |
| Aziende indotto 2° livello e logistica Melfi | 205 | 100 |
| Aziende localizzate in altre aree industriali | 204 | 100 |
| Totali | 8.953 | 2.500 |
Questo rischio va compreso anche nel quadro degli investimenti esteri di FIAT a partire da quanto sta accadendo nello stabilimento FIAT di Kragujevac in SERBIA dove l’azienda sta concludendo l’allestimento delle linee di produzione di auto dello stesso segmento “B” attualmente assegnato a Melfi, con il supporto di personale della FIAT SATA e delle aziende dell’indotto di Melfi.
anno 2011 anno 2012 ( fino al 14 Dicembre 2012)
Settimane 15 27
Giornate 74 134
Nel biennio 2011/12 il settore “automotive” (FIAT e INDOTTO) ha fato ricorso a complessive 42 settimane cassa integrazione ordinaria, mentre sono 5 le aziende dell’INDOTTO che stanno utilizzando la cassa integrazione straordinaria che coinvolge a rotazione circa 600 lavoratori.
La situazione di crisi industriale: settore tradizionale
Se allarghiamo lo sguardo al resto del tessuto produttivo locale le situazioni di crisi diventano ancora più allarmanti, si tratta in prevalenza di aziende metalmeccaniche.
Aziende coinvolte N. dipendenti in mobilità in CIGS in CIGO
50 3.479 947 916 471
Con la legge Regionale n.1 del 16 Febbraio 2009, la Regione Basilicata concede agevolazioni al fine di favorire il consolidamento, il rilancio e lo sviluppo delle attività industriali sul territorio regionale, nella misura minima di 5 milioni di euro e un numero minimo di 15 occupati e per un massimo di 10 milioni di euro, che rientrano nel campo di applicazione degli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionali 2007/2013 (2006/C54/08)
Con D.G.R. n. 1087 del 10 giugno 2009 veniva emanato il Disciplinare per la concessione di agevolazioni per la realizzazione di Piani di Sviluppo Industriale sul territorio della Regione Basilicata.
Il conseguente avviso pubblico sui Piani di Sviluppo Industriale con scadenza fissata al 31 luglio 2010 sono pervenute alla Regione Basilicata n. 56 manifestazioni di interesse:
Istanze pervenute n.56
Recupero strutture inattive n. 13
Ampliamenti n.32
Nuovi impianti n.11
Investimenti complessivi 600 milioni di euro
Nuova occupazione n. 1.751
di cui dalla mobilità n. 740
Ad oggi sarebbe necessaria una verifica per una valutazione degli esiti di tali provvedimenti che allo stato sembrano non aver determinato tutte le condizioni per una ripresa delle attività industriali in Basilicata.
In molti casi le dinamiche per la “reindustrializzazione” si sono fermate proprio nella fase di attuazione dei progetti presentati.
L’unico progetto ad oggi che ha presa una strada positiva sembra essere legato al sito inattivo della ex Parmalat di Atella dove l’azienda ECO SUN POWER SrL di Tito ha avviato il piano di reindustrializzazione del sito inattivo ex Parmalat con un progetto di investimento di 26 milioni di euro per la produzione di generatori elettrici innovativi con una occupazione complessiva di 500 unità dei quali circa 150 dipendenti della ex Parmalat/Mister Day già assunti ma collocati in CIGS per la riorganizzazione del sito stesso.
L’obiettivo è quello di provare a costruire degli interventi di politica industriale capaci di:
a) riqualificare il modello di specializzazione produttiva nel Mezzogiorno (attraverso lo sviluppo prioritario di alcune attività a maggior valore e a maggiore produttività relativa, per cui si ritiene il Sud possa godere di vantaggi comparati).
b) far crescere dimensionalmente l’impresa meridionale attraverso il sostegno alla formazione di Reti di Impresa, che vanno ulteriormente incentivate in funzione anche di specifiche politiche settoriali.
c) innalzare il grado di apertura del sistema imprenditoriale meridionale verso l’estero usando come leva propria la specializzazione produttiva.
d) promuovere 5-6 filiere industriali strategiche che possono trovare nel Sud condizioni per divenire di rilevanza nazionale ed internazionale (agendo anche sull’ inserimento e potenziamento delle agglomerazione di imprese locali nei settori dell’industria nazionale già dislocati nelle aree meridionali).




























