di ANGELO SUMMA
Un'altra Basilicata è possibile, ma occorre mettere mano alla strtuttura regionale e alla sua governance

 

La Basilicata di oggi, piegata in una condizione di crisi economica, sociale, etica e culturale, ha bisogno riattivare le sue migliori energie presenti nella società.
Proprio partendo dalla struttura economica e sociale della nostra regione si può ricavare la convinzione che un’altra Basilicata è possibile. Ma per farlo bisogna partire da una valutazione di fondo, che è quella che innanzitutto occorre mettere mano alla struttura regionale e alla sua governance. E il rimaneggiamento unilaterale cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi, a partire dal nuovo ordinamento degli uffici di presidenza della giunta, per finire alla governance di alcuni enti strumentali, Alsia, Consorzio e Asi. Non fa eccezione l’Agenzia per il Lavoro, sottoposta a un governo commissariale da oltre un anno, e che sembra confermare l’andamento generalizzato di una governance carente nella trasparente, poco qualificata e per niente sostenibile.
Atti e scelte scompaginate che denotano assenza di programmazione, maanche inadeguatezza della giunta e scardinamento della macchina amministrativa regionale che rischia la paralisi per carenza di dirigenti e funzionari. A tutto ciò si aggiunge la scelta di nominare dirigenti esterni, dentro la pericolosa logica della “esternalizzazione” della dirigenza pubblica della Basilicata. Una scelta che fino ad oggi ha manifestato, non solo evidenti limiti, ma anche e soprattutto scarsa presenza e impegno. Insomma la Basilicata utilizzata come grande parcheggio in attesa di ricollocazione, il che non solo svilisce i tanti dirigenti e funzionari lucani che negli anni si sono distinti per capacità ed impegno, ma ha determinato sino ad oggi la paralisi di qualsiasi attività di programmazione e gestione con evidenti ricadute negative in tutti gli ambiti dipartimentali della struttura regionale.
In queste debolezze di sistema ci troveremo ad affrontare la gestione di risorse promananti dal recoveryplan, che, se efficacemente utilizzate, potranno realmente segnare quel punto di svolta necessario per la nostra regione. Dopo anni di sfasci e disinvestimenti investire sulle funzioni pubbliche è urgente e necessario investire in sanità, nella scuola e nell’università.
Fondamentale in questa prospettiva è la ricostruzione di un nuovo perimetro pubblico, ripartendo dalla competenzae dall’avvio della più volte annunciata, ma sino ad ora ancora non realizzata, stagione concorsuale, in cui il merito diventi davvero l’unico criterio di valutazione.
E in questa ottica occorre ridare nuovo slancio all’ateneo lucano che trova nella istituzione del corso di laurea in medicina solo il suo punto di partenza e non di arrivo. Una opportunità da cogliere esplorando tutti gli aspetti relativi a risorse, fattibilità e ricadute sull’intero sistema universitario lucano e conseguenzialmente sul sistema sanitario regionale.
E’necessario che i finanziamenti a oggi assicurati dalla Regione Basilicata e dal ministero della Salute garantiscono una effettiva strutturalità al corso di laurea in medicina. L'universitàrappresenta un asse strategico per lo sviluppo di questa regione, per l’alta formazione, didattica e per il sistema sanitario tutto ed è azione reale tesa a contrastare il fenomeno della desertificazione sociale ed emigrazione universitaria.
Si rende urgente, quindi, una visione sistemica e soprattutto un forte reinvestimento nel sistema universitario, della ricerca e dell’alta formazione, danneggiati e paralizzati negli ultimi vent’anni da tagli sistematici e da una contrazione delle risorse.
Occorre, altresì, sottolineare con forza come l’altro elemento che ha penalizzato l’Università e la ricerca è l’aver piegato i suoi criteri di funzionamento e di gestione a logiche aziendalistiche che soffocano, anziché promuovere, la libera ricerca e la formazione di sapere critico, necessari a produrre reale innovazione e sviluppo.
Ed è proprio dall’apertura del corso di laurea in medicina e chirurgia in Basilicata che bisogna riprendere le fila di un riordino del sistema sanitario regionale che finalmente superi la legge 2/2017, partendo dalla lettura dei nuovi bisogni di salute e dei suoi determinanti anche alla luce di quanto la pandemia ha messo in evidenza.
Occorre fare tesoro delle debolezze portate alla luce dalla pandemia ma anche mettere a sistema le accelerazioni virtuose che proprio l’emergenza ha impresso attraverso come il rafforzamento della operatività delle USCO, l’accelerazione dei processi di digitalizzazione e telemedicina, il fascicolo sanitario elettronico.La pandemia ha mostrato anche nella nostra regione, con tutta la sua forza deflagrante, che non è una strategia vincente quella di relegare in un angolo la prevenzione, la riabilitazione e la medicina territoriale per privilegiare l’assistenza ospedaliera.
Occorre superare l’attuale modello della rete ospedaliera che concentrando tutto sull’azienda ospedaliera San Carlo, l’ha di fatto depauperata in termini di risorse e mission di alta specialità.
E’ necessario ricalibrare il sistema sanitario regionale sulla sanità territoriale , rafforzando i servizi a bassa soglia di accesso (pediatri, medici di medicina generale, continuità assistenziale, consultori familiari, centri vaccinali, servizi per la disabilità etc.) Ricomporre l’integrazione socio sanitaria di cui da sempre parliamo, con servizi in grado di andare incontro alle persone ed ai loro bisogni e rispettare i diritti del malato e del sofferente.
Ecco perché serve ritornare a investire nella sanità, nel diritto alla salute dei cittadini superando la primazia dei vincoli di bilancio sulle politiche che perseguono beni incomprimibili che fanno parte del nostro perimetro costituzionale e che accentuano le disuguaglianze dell'assistenza ospedaliera tra le regioni e nei territori.
Un’ assistenza alla persona che sia in grado di sviluppare programmi di prevenzione lungo tutto l’arco della vita e che operi sulla base delle indicazioni del distretto e del Piano sociale di zona, mantenendo rapporti con l’ospedale di riferimento per la definizione di protocolli per accessi e dimissioni.
E’ tempo di avviare una campagna straordinaria di assunzioni, occorre investire e non tagliare, perché l'investimento necessario per garantire il diritto alla salute dei cittadini genera benessere individuale e sociale e crea una ricchezza non declinabile nelle categorie del PIL
Lo scardinamento in atto del nostro sistema sanitario regionale, per certi versi un “unicum” tra le regioni del mezzogiorno, sta mettendo in crisi le sue stesse matrici di sistema pubblico, gratuito ed universalistico. Serve una nuova stagione programmatoria dell’intera sanità lucana puntando alla qualità e all’integrazione tra strutture e aziende, indicando un modello che sappia dare le giuste risposte alla crescente domanda di cura e assistenza delle cronicità e contestualmente garantire prestazioni ospedaliere di alta specialità.
La Basilicata può diventare, e ha l’obbligo di provarci, luogo di sperimentazione di un nuovo modello organizzativo di sanità sociale, integrato e non scisso tra ospedale e territorio.

(Editoriale per La Nuova del Sud, edizione del 26 febbraio 2021)