Sequestro inceneritore Melfi
Ennesima riprova dell’incapacità degli organi deputati al monitoraggio e al controllo
Il sequestro dell'inceneritore ex Fenice di Melfi causata, da quanto si apprende, dalla mancata bonifica che avrebbe determinato la presenza di sostanze inquinanti e cancerogene nelle falde acquifere dimostra, ancora una volta, tutta l'inadeguatezza del nostro sistema di controllo e monitoraggio ambientale.
Siamo di fronte all’ennesimo episodio in cui si evidenzia il rischioso connubio tra un sistema di responsabilità sociale d’impresa molto labile e una architrave istituzionale in materia di controlli ambientali del tutto carente.
Non è certo un caso che, come attestato nel rapporto della Dia dello scorso anno e dai dati del rapporto semestrale della stessa divulgati oggi, la Basilicata sia un territorio particolarmente permeabile ed esposto ai reati ambientali.
I precedenti relativi alle estrazioni in Val D’Agri e quanto accaduto per l’Itrec di Rotondella dimostrano tutti i limiti e tutta la fragilità di un sistema istituzionale che, in tutte le sue articolazioni, dai Comuni alle Province, alla Regione, all’Asl e all’Arpab, non esprime quella terzietà nei sistemi di controllo che sola può garantire una giusta ed equilibrata coniugazione tra salute, ambiente e sviluppo.
In assenza di queste garanzie, il nostro territorio e le sue risorse rischiano di diventare non una leva di sviluppo per la nostra regione ma solo un appetibile attrattore per la criminalità.
Angelo Summa
Segretario generale Cgil Basilicata




























