Una folta rappresentanza della Spi Cgil di Basilicata ha partecipato alla manifestazione di oggi indetta da Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil e che ha visto riunirsi in piazza del Popolo più di 60.000 pensionati.
“A testa alta: tutti insieme per rivendicare diritti e dignità dei pensionati” è lo slogan della mobilitazione il cui obiettivo è l'apertura formale di una grande vertenza finalizzata a ridare potere d'acquisto ai pensionati e un futuro dignitoso ai giovani. I tre sindacati chiedono a governo, partiti politici e Parlamento il rispetto dei diritti che fino ad ora sono stati negati: difesa delle pensioni di reversibilità, tutela del potere d'acquisto e recupero del danno prodotto dal blocco della rivalutazione. Ma anche la separazione tra previdenza e assistenza, la parificazione fiscale tra pensionati e dipendenti, e l'estensione degli 80 euro alle pensioni più basse. Per far ciò, secondo Spi, Fnp e Uilp, è però necessaria una modifica della legge Fornero che permetta più flessibilità in uscita e l'entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Ma anche più risorse per l'invecchiamento della popolazione e una legge quadro sulla non autosufficienza.
“Siamo qui a lottare con i giovani per il nostro e il loro futuro – ha detto Nicola Allegretti, segretario generale Spi Cgil Basilicata - al governo chiediamo di cambiare la legge Fornero per noi considerata un’ingiustizia e di investire in tecnologia, turismo, bellezza del paese, agricoltura: di investire sul lavoro, perché è solo creando nuova occupazione che usciremo dalla crisi”.
In piazza, oggi, è scesa una fetta di popolazione tra le più tartassate d'Italia. Tra tasse e blocco della rivalutazione degli assegni i pensionati italiani versano nelle casse dello Stato 70 miliardi di euro all’anno. Lo ha recentemente calcolato lo Spi Cgil, chiarendo che i pensionati versano circa 60 miliardi di euro al fisco, di cui 50miliardi di Irpef nazionale e 10 miliardi tra addizionali regionali e comunali. Cifre a cui si aggiungono altri 10 miliardi di euro che vengono recuperati dalle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo (1.500 euro lordi) per l’effetto trascinamento del blocco della rivalutazione 2012-2013.
Sono di 3 miliardi in più le risorse che i pensionati versano al fisco rispetto ai lavoratori, che beneficiano di maggiori detrazioni fiscali e degli 80 euro. Un pensionato con un assegno da 1.000 euro al mese paga infatti 1.207 euro in più all’anno rispetto ad un lavoratore, 1.260 euro in più chi prende 1.200 euro e 1.092 euro in più chi ne prende 1.600.
Roma, manifestazione Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil




























