L'articolo apparso sui quotidiani odierni a firma del coordinamento no triv che richiama, decontestualizzandole, dichiarazioni del segretario generale Cgil BASILICATA, ci consente di ribadire un concetto che è anche una riconoscibile linea programmatica del sindacato, rimarcando che lavoro e tutela ambientale e della salute viaggiano di pari passo, ed ogni attività economica deve realizzarsi nel rispetto dei principi costituzionali con i quali quest’ultima interagisce.
Non è compito della CGIL entrare nel merito di una sentenza, anche se, certo, una sentenza del TAR non esime da letture e considerazioni, specie se questa riguarda la salute dei cittadini, la salubrità dei nostri territori e sollecita, altresì, una riflessione più ampia sulla credibilità e sull’autorevolezza dei controlli e delle istituzioni preposte alla tutela ambientale.
È fin troppo cavilloso il percorso di richiamo e di rimando alla nostra organizzazione nell’articolo in questione, seppur molti stimoli e sensibilità ci appartengono e le rilanciamo.
In primis sul versante relativo al referendum del 17 aprile abbiamo espresso la nostra posizione in un documento a forma dei segretari di categoria.
Poco conta se all’appuntamento con un quesito referendario restano aperte valutazioni differenti, a maggior ragione se le stesse conoscono un’articolazione ben più variegata all’interno di altre organizzazioni e schieramenti politici. Noi riteniamo dover supportare le ragioni del SI’ perché, allo stesso modo e con il medesimo tenore valoriale mostrato all’epoca del referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare, crediamo che su un bene pubblico (e il mare è comparabile, specie in considerazione dei rischi connessi alle attività estrattive, in riferimento ad ipotetici e mai scongiurabili in via definitiva, incidenti ambientali) non si possa derogare a compiti di salvaguardia e controllo; in barba anche ai più elementari assunti di libero mercato, deroga in base alla quale si consegnerebbero fette di territorio nazionale a privati a tempo indeterminato, così bypassando obblighi e responsabilità connesse; accettando di fatto una deresponsabilizzazione dello Stato nel suo territorio e sul mare; infine assumendosi la responsabilità di prolungare sine die la pur graduale riconversione energetica e precludendo la strada di un futuro più pulito, con nuovi e qualificati posti di lavoro, più efficiente e meglio disposto verso le prossime generazioni.




























