"Per quanto riguarda la Basilicata, l’aggiornamento Istat sul mercato del lavoro, relativo al quarto trimestre 2015, consente una ricostruzione completa dell’andamento e delle dinamiche di maggiore evidenza. I numeri parlano di un aumento dell’occupazione in tutti i settori, lieve nell’industria e più marcato nei servizi". È quanro rilevano, in un comunicato congiunto, il centro studi dell'Ires e la Cgil Basilicata.

Secondo l’Istat, “la crescita dell’occupazione riguarda sostanzialmente gli uomini (+177.000), mentre l’aumento del tasso di occupazione maschile è oltre tre volte quello femminile (+1,1 punti in confronto a +0,3 punti). Inoltre, la riduzione della disoccupazione delle donne, più elevata rispetto agli uomini, si associa all’aumento dell’inattività femminile nella componente più distante dal mercato del lavoro, nella maggior parte dei casi, mamme con figli piccoli”.

"Tuttavia – rimarcano Ires e Cgil regionali –, ad un aumento su base annua, nell’ultimo trimestre 2015 possiamo parlare di stabilità; il processo di crescita è diminuito per il rallentamento congiunturale del Pil italiano nell’ultimo trimestre. Su base annua, inoltre, il Mezzogiorno va meglio del resto del Paese, ma nell’ultimo trimestre, a fronte di una stabilità nel Centro-Nord, il Mezzogiorno va peggio. In controluce, poi, è bene osservare alcuni segnali contrastanti: la lieve ripresa occupazionale, tendenzialmente riferibile all’utilizzo della decontribuzione; la dequalificazione del lavoro, mediante l’elevato utilizzo dei voucher; la preoccupante distribuzione degli assunti per fascia di età e modesto impatto del Jobs act. Secondo l'Istat, “il tasso di occupazione sale soprattutto tra i 50-64enni”. Inoltre, vanno corrette alcune inesattezze di questi mesi, riferibili al valore reale dell’incremento occupazionale.

"La crescita di posti non è stata di 764.000 unità, come viene comunicato in queste settimane, perchè 578.000 sono trasformazioni di contratti a termine e apprendistato, mentre solo 184.000 rappresentano nuovi contratti di lavoro. Sui voucher, si evidenzia uno slittamento pericoloso verso forme di lavoro sempre più precario e di bassa qualità: da strumento pensato per regolarizzare in via straordinaria i piccoli lavori domestici, sta diventando la regola, con picchi di utilizzo che variano dai poco più di due milioni e mezzo di voucher venduti nel 2009, ai circa 15 milioni nel 2015. La Basilicata non fa eccezione, attestandosi nel corso dell’anno a 847.000 voucher venduti, con un incremento del 60% circa rispetto al 2014 e dell’80%, a cui coincide una minore crescita dell’occupazione (paradossalmente) nei settori turistico e dei servizi, e una tendenza alla riduzione del lavoro femminile", prosegue l'analisi di Ires e Cgil.

"Da guardare, con attenzione, il dato sulla distribuzione dei nuovi assunti per fascia di età. La maggior parte sono allocati nella fascia degli over 50. Se in Italia, da gennaio 2015 a gennaio 2016, nella fascia 15-24 ci sono 7.000 occupati in meno e 69.000 in meno in quella 35-49 anni, in Basilicata la distanza è anche più marcata. Già nel corso del 2014, le uniche fasce con segno più erano state quella 15-24, con un +1,76%, e quella 55-64 anni, con un +3,86%. Tendenze che consegnano la propensione a confermare al lavoro persone con esperienza, denotando ancora una decisa chiusura di spazi lavorativi per i più giovani, spesso altamente qualificati", aggiunge l'analisi congiunta Ires e Cgil.

"Infine, un’annotazione relativa al Jobs act, dove occorre prudenza nel valutarne gli effetti. Con riferimento ai dati Inps, sui contratti iniziati e quelli cessati nel corso del 2015, la curva di aumento delle assunzioni con contratti a tutele crescenti e delle trasformazioni evidenzia un picco molto forte nel mese di dicembre dello scorso anno. Infatti, a fronte di una media di incrementi del 6,7% nei mesi gennaio-novembre, a dicembre il dato è pari al 24,9%. Lo stesso per la Basilicata: dal 6.7% al 25% di dicembre. Più del Jobs act, hanno giocato un ruolo le decontribuzioni, che nel mese di dicembre hanno garantito il 100% dello sgravio sulle assunzioni. Dato anch’esso da stigmatizzare, in vista dell’automatico 'decalage' dello sgravio nel corso del 2016 e 2017, e soprattutto in assenza di chiare strategie industriali, oltreché di una ripresa, sì in atto, ma ancora troppo lontana dalla media degli altri paesi europei", concludono Ires e Cgil regionali.