Oltre millecinquecento persone hanno partecipato questa mattina all'iniziativa organizzata da Cgil Basilicata e Cgil Potenza, per parlare di diritti e lavoro alla presenza del segretario generale Susanna Camusso.
Una folla ha riempito il teatro Don Bosco e la Piazza antistante (allestita con un maxischermo). Per l'evento e' stato anche creato un hashtag dedicato #dirittilavoro, per poter dare la possibilita' di seguire sul sito www.cgilbasilicata.it i vari interventi che si sono susseguiti sul palco.
La presidenza e' stata affidata a Giuliana Scarano, segretario di organizzazione Cgil Potenza, che ha introdotto la Relazione di Angelo Summa, Segr. Gen. Cgil Potenza.
Nella relazione Summa ha snocciolato i dati di una crisi che non accenna a mollare la presa sulle fasce piu' deboli della popolazione. Interventi mirati all'interno del perimetro individuato da poche grandi questioni territoriali e nazionali: lavoro pubblico e welfare come investimento e non come spesa; politiche che puntino sulla tutela e sviluppo del settore manufatturiero; energie rinnovabili e massimizzazione delle ricadute dell'industria petrolifera. La politica, ha sottolineato Summa, dovrebbe lavorare per rendere i diritti realmente esigibili, per progettare una nuova governance del territorio in cui mettere al centro il lavoro, le persone, il progresso. Il tema della governance regionale e delle politiche di integrazione e il rapporto risorse /abitanti unitamente a nuove politiche di sviluppo rappresentano punti cardine della nostra iniziativa futura. Negli anni, abbiamo assistito ad un proliferare di enti e società pubbliche, spesso funzionali solo al sistema di lottizzazione politica e non ai bisogni o alla domanda di servizi. Non è più sostenibile questo sistema, è venuto il momento di fare scelte coraggiose in cui provare a costruire un nuovo modello di governo territoriale, a cui assegnare funzioni e compiti nuovi.
Dal riordino degli enti sub regionali, a partire dall’Alsia , dall’Arbea, consorzi di bonifica, consorzi industriali e dalle unioni dei comuni dipenderà, l’assetto futuro della governance della nostra regione. Si tratta di una riforma necessaria , non solo per contrastare gli effetti dei tagli , ma anche per costruire un sistema più funzionale di servizi e di governo evitando duplicazioni e sovrapposizioni, ma anche per liberare risorse da destinare al territorio per rafforzare il ruolo dei comuni da sempre presidi di democrazia.
Alla relazione di Summa sono seguiti gli interventi dei delegati dai luoghi di lavoro.
Nel corso dei lavori Alessandro Genovesi, Segr. Gen. Cgil Basilicata, ha delimitato lo spazio entro cui l'azione politica e sindacale deve muoversi per consentire un nuovo sviluppo che sia anche e soprattutto progresso e miglioramento per le condizioni reali di vita della vastissima platea dei lavoratori, pensionati, giovani, precari che si vedono ogni giorno erodere pezzi di welfare, di diritti e, in maniera molto preoccupante, di lavoro. Genovesi ha puntato i riflettori su obiettivo basilicata 2012 e sulla necessita' di valutare in maniera puntuale i risultati, in termini di posti di lavoro e di sviluppo del territorio, prima di avviare alla firma altri accordi. In merito alla situazione nazionale ha affermato che non e' possibile essere il secondo Paese manifatturiero d'Europa e non puntare sull'automotive, cosi' com'e' necessario rivendicare un nuovo ruolo per la cassa depositi e prestiti che non deve e non puo' essere asservita ai poteri forti, ma dovrebbe agevolare sviluppo e progresso soprattutto per le aree svantaggiate. La priorita' resta la firma del contratto di sito: se nelle prossime ore non si arrivera' alla firma, Confindustria ed Eni si assumeranno la responsabilita' della mobilitazione dei lavoratori dell'area del centro oli, e non solo.
La giornata e' stata chiusa dall'intervento di Susanna Camusso, segretario generale Cgil, che ha chiarito la posizione del maggior sindacato europeo rispetto alla crisi, alle scelte del Governo, alla prospettiva di uscita dall'impasse economica e produttiva.
Un piano per il lavoro e una serie di misure per contrastare le disuguaglianze sono i punti irrinunciabili che il prossimo governo politico deve assumere all'interno della sua agenda, se vogliamo provare a restituire ai nostri figli un mondo migliore da quello che ci hanno lasciato i nostri genitori. Non si puo' pensare di raccogliere risorse sempre e soltanto dalle tasche di lavoratori dipendenti e pensionati. L'imu rappresenta solo una piccola parte di quella patrimoniale che deve essere realizzata facendo leva sulle grandi rendite finanziarie. Lavorare in direzione dell'equita' vuol dire anche che parte delle pensioni e dei redditi d'oro possano essere pagati con titoli di stato.
Per evitare pericolose derive populiste bisogna lavorare per diminuire le diseguaglianze, bisogna puntare sul rilancio del settore automobilistico, ma non seguendo le regole della Fiat che vorrebbe barattare lavoro con diritti. I lavoratori e le lavoratrici della catena di montaggio non si meritano l'atteggiamento supponente di Marchionne, ma una politica industriale mirata alla green revolution ed alla mobilita' sostenibile.
Non bisogna dividere il lavoro pubblico da quello privato, c'e' bisogno di una operazione culturale forte che accrediti il concetto di servizio pubblico e di qualita' nella gestione dell'amministrazione, valorizzando i lavoratori interni e tagliando le consulenze.
Oggi stare dalla parte del progresso e dei diritti vuole dire raccogliere tutte le questioni aperte e unirle in una grande vertenza nazionale per parlare al Paese con una voce unica e con l'obiettivo di chiedere lavoro e dignita'.
Puntare sul futuro vuol dire anche stabilire l'obbligo scolastico a 18 anni ed una volta terminato dare ai ragazzi gli strumenti idonei per collocarsi nel Paese, evitando di farli rimanere "giovani fino a 40 anni".
Lavoro e diritti, quindi, come priorita' di una politica che assurga al suo compito in maniera sobria e gratuita, per fare non solo svilluppo ma soprattutto progresso.




























