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Le indicazioni   che sono venute fuori sul  settore auto a seguito dell’incontro che l’amministratore delegato della FIAT Marchionne ha tenuto con il Presidente del Consiglio Monti destano molte preoccupazioni, soprattutto per il sito FIAT SATA di Melfi,  non soltanto perché di fatto non si è registrato nessun impegno preciso circa il Piano industriale da realizzare nel nostro Paese a salvaguardia dei livelli Occupazionali e produttivi per gli stabilimenti italiani, ma anche perché le poche cose che si conoscono riguardano l’utilizzo della cassa Integrazione e la necessità di aumentare le esportazioni verso gli Stati Uniti.

 

Nel 2011 le esportazioni italiane del settore automotive hanno un valore di 25 mld di euro pari al 7% del settore manifatturiero, esse sono costituite per il 50% da autoveicoli, per il 47% da componentistica ed il 2% carrozzerie per autoveicoli, il principale paese verso cui si esporta è l’UE a 27, per un  valore pari  17,5mld pari al 70% dell’export automotive italiano totale.

 

Il flusso delle esportazioni automotive italiane è alimentato per quasi la metà (46%) dal Nord Ovest, ciò è dovuto alla presenza del Piemonte la cui quota di export nazionale è del 28% (pari a 6,9mld), superiore al Nord est (26%) ed al Mezzogiorno (19%) in particolare le esportazioni del Piemonte sono costituite per il 64% dalla componentistica.

 

I dati sull’economia della Basilicata diffusi con il  19° rapporto della  Banca d’Italia relativi alla Basilicata indicano una vera e propria situazione di allarme per il settore industriale con un -4,3% ed un aumento del +4,5% della Cassa Integrazione, registrando anche una diminuzione degli Investimenti che proseguirà presumibilmente anche  per il 2012.

 

Nel 2011 le esportazioni delle imprese lucane sono ulteriormente diminuite  (-3,1%) a fronte di una crescita sostenuta in Italia (11,4%). La flessione è in larga parte attribuibile alle vendite all’estero di autoveicoli (circa 2/3 dell’export regionale) che hanno registrato una riduzione del 5,8%, in controtendenza rispetto all’andamento delle esportazioni di autoveicoli dell’Italia e del Mezzogiorno.

 

In Italia l’espansione delle esportazioni verso i paesi non appartenenti alla UE è risultata sostenuta (14,9%), la Basilicata ha beneficiato meno di altre regioni italiane della crescita della domanda proveniente da tali paesi, data la minore rilevanza di questi come mercati di sbocco.

 

Nel 2011, le esportazioni della Basilicata verso paesi non appartenenti alla UE hanno rappresentato il 24,7% dell’export regionale, un valore nettamente più basso di quello rilevato in Italia (44%).

 

Consapevoli che il processo di produzione dell’auto al Sud ha riguardato finora quasi esclusivamente l’assemblaggio dell’autoveicolo e che buona parte delle forniture che interessano gli stabilimenti meridionali della Fiat, continuano a provenire da imprese localizzate nelle regioni settentrionali e, sempre più spesso, dall’estero. Una tendenza quest’ultima, che forse si accentuerà nel prossimo futuro, indebolendo ulteriormente il settore della componentistica autoveicolare meridionale.

 

In questo scenario quale ruolo potrà ricoprire l’industria automobilistica presente oggi nel Mezzogiorno, considerato che le attività di sviluppo, ricerca e progettazione restano allocate altrove e spesso esternalizzate da Fiat ad altre società italiane ed estere?

 

Se la ripresa delle produzioni di auto e componentistica sarà legata alle esportazioni come si interviene sull’intero sistema di produzione dell’auto e della componentistica nel nostro Paese?

In altri termini l’industria dell’auto e della componentistica sono destinate nel Mezzogiorno a sopravvivere e a rimanere ancorate ad un ruolo puramente “manifatturiero”, e fino a quando? E' non è forse giunto il momento di aprire una più generale vertenza sulla filiera dell'automotive meridionale che possa gravitare intorno a Melfi?