acta

L'abrogazione dell'articolo 4 del decreto legge 138/2011, decisa dalla Corte
Costituzionale con la sentenza 199 del 20 luglio scorso, azzera tutta la più recente
disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in quanto riproduttiva
delle disposizioni abrogate con il referendum del 2011 che riguardava, di fatto, tutto
il settore dei Servizi Pubblici Locali, in cui la disciplina comunitaria torna ad essere
il punto di riferimento delle politiche e delle scelte a cui gli enti locali e territoriali
dovranno attenersi.
La piena autonomia restituita agli enti, a seguito della sentenza della Corte
Costituzionale, nella scelta sui modi di gestire i servizi pubblici locali e le altre attività
di rilevanza economica, dovrebbe indurre il Comune di Potenza ad una riflessione
più generale su futuro dell’ACTA anche in vista di quelle che saranno le conseguenze
previste dal decreto legge 95/2012 sulla spending review.
La riduzione del 20% dei costi di certo rappresenta un impegno che non
può non destare preoccupazione considerato che, allo stato attuale gli unici costi
comprimibili all’ACTA sono quelli relativi al mantenimento dell’attuale forma giuridica
di società per azioni, ossia quei costi diretti e di funzionamento degli organi direttivi e
di controllo (Consiglio di Amministrazione, Presidente, Collegio dei Sindaci Revisori);
il solo passaggio, per le scelte fatte, da azienda speciale a SPA, ha comportato un
incremento di costi pari a € 150.000,00 all’anno.
Se togliamo gli oneri finanziari che sostiene l’Azienda per la necessità di
ricorrere all’istituto della cessione del credito a causa della difficoltà di riscossione,
legata tra l’altro ai problemi di liquidità del Comune di Potenza, gli altri costi sono
strettamente riferibili al personale e ai costi di mantenimento ed erogazione dei
servizi.
Come Funzione Pubblica CGIL da tempo avevamo chiesto alla politica di aprire
una discussione seria sulla riorganizzazione del servizio di igiene ambientale che
portasse anche all’internalizzazione dell’ACTA, discussione oggi più che mai attuale
anche alla luce del combinato disposto della sentenza della Corte Costituzionale e
delle disposizioni previste dalla manovra sulla spending review.
E’ necessario, quindi, decidere quale futuro dare all’ACTA, immaginando
che vada fatta anche una seria discussione su quale ambito territoriale riservare
all’Azienda e quali strategie mettere in campo per valorizzarla attraverso investimenti
che nel tempo possano portare, da un lato, a delle economie e, dall’altro, ad una
gestione integrata del ciclo dei rifiuti, evitando che “lo spezzatino della gestione”
faccia rimanere in capo al pubblico solo la parte povera e non remunerativa del ciclo
stesso, ovvero i costi, e consenta di lasciare al privato tutta la parte business. Una
gestione integrata e pubblica dell’Intero ciclo dei rifiuti consentirebbe non solo di
garantire quell’equilibrio economico necessario per assicurare un servizio di qualità ad
un costo equo per i cittadini, ma renderebbe il servizio stesso più efficace, efficiente
ed economico.