E’ scandaloso quanto accaduto al depuratore di Potenza, i lavoratori
protestano per il mancato pagamento dei salari, la Regione Basilicata
tempestivamente trova le risorse per pagare tutti gli emolumenti arretrati,
l’azienda Giuzio incassa i soldi e non rispetta gli impegni assunti.
Acquedotto Lucano gestore affidario dell’impianto è completamente
sordo ad ogni istanza oltre che assente.
I lavoratori non ci stanno, sono delusi, si sentono derubati e raggirati.
I fatti: nel febbraio 2009 l’azienda Giuzio non corrisponde ai lavoratori la
dovuta mensilità, e l’allora Assessore alle attività produttive sollecitato
dalle parti sociali convoca un tavolo di concertazione presso la Regione
Basilicata, alla fine della discussione, i F.lli Giuzio dopo aver esposto la
creditoria asserivano che qualora gli fossero stati versati dal Consorzio
ASI almeno 100.000,00 euro per la allora corrente gestione avrebbero
tempestivamente provveduto al pagamento dei salari, nulla di fatto, tutto
ciò puntualmente disatteso con un ritardo nei pagamenti fino luglio 2012
quando le mensilità arretrate sono diventate tre ed i lavoratori per la
maggior parte monoreddito, attanagliati dal disagio economico sono stati
costretti a chiedere l’intervento del Prefetto di Potenza, il quale per
competenza, convocava tempestivamente le parti per il giorno 06 agosto
2012 tra cui, la Regione Basilicata, il Consorzio ASI l’azienda F.lli Antonio
e Raffaele Giuzio.
Alla riunione con il Vice Prefetto erano presenti soltanto i
lavoratori, la restante parte snobbando la convocazione del Prefetto non si
giustificava nemmeno, forse perché intenda unitamente ad Acquedotto
Lucano e A.A.T.O Basilicata nel trasferimento dell’Impianto da ASI ad
A.A.T.O e da quest’ultimo ad A.L., senza che nessuno di questi si poneva il
problema delle mensilità arretrate dei i lavoratori che puntualmente
garantivano il servizio.
Successivamente quanto le mensilità
arretrate, erano ormai
diventate cinque e i lavoratori ridotti allo stremo delle forze, e le
difficoltà si ripercuotevano direttamente sulle loro famiglie, l’azienda
dichiarava formalmente la sua debitoria e che non avrebbe corrisposto
nessun emolumento.
L’Assessore Pittella in nome e per conto della Regione Basilicata, coinvolto
nella vicenda dalle parti sociali, facendosi carico del problema garantiva
il Consorzio ASI per la contrazione di un mutuo da destinare al pagamento
dei fornitori tra cui i F.lli Antonio e Raffaele Giuzio in modo che quest’ultimi
pagassero tutti gli arretrati ai lavoratori.
Risultato: l’azienda Giuzio pagava solo due mensilità e ne tratteneva tre.
Passano i mesi e le mensilità diventano di nuovo cinque, il lavoratori
stremati informano le parti (questa volta anche Acquedotto Lucano in
quanto gestore dell’impianto) che, non hanno nemmeno le risorse per
recarsi al lavoro e pertanto dichiarano lo sciopero per il giorno 7 dicembre
2012 garantendo soltanto i servizi minimi essenziali, sottolineando però
che qualora la vicenda non si fosse risolta ci sarebbe stata la completa
astensione dalle attività. Puntuali in tale data si recano sotto il Palazzo di
via Anzio e nuovamente l’Assessore alle Attività produttive attraverso la
segreteria rassicurava gli stessi garantendo il massimo impegno e che
prima delle festività natalizie avrebbero ricevuto tutti gli emolumenti ivi
compreso la tredicesima mensilità.
L’Assessore Pittella, in qualche giorno
recupera le risorse
necessarie, convoca il sindacato e i lavoratori e li rassicura sugli impegni
assunti. A stretto giro prontamente trasmette i mandati al Consorzio ASI
specificando per le vie brevi che con quei soldi avrebbero dovuto saldare
tutte le mensilità arretrate compreso la tredicesima. Il consorzio
mantenendo fede agli impegni assunti gira direttamente 200.000,00 euro
alla ditta F.lli Antonio e Raffaele Giuzio per il depuratore e 350.000,00 ad
Argaip (un’altra società in cui gli stessi detengono la maggioranza assoluta)
che si occupa della gestione delle aree industriali. I fratelli Giuzio
incassano i soldi e si guardano bene dal pagare tutti gli arretrati,
consegnano ai lavoratori prima di Natale solo due delle cinque mensilità.
L’Acquedotto Lucano che ha tanto rivendicato la gestione della più
grossa struttura di depurazione presente nel territorio regionale, dalla
scrivente, più volte sollecitato,
è completamente sordo, come se il
problema depuratore non gli riguardasse e nonostante le richieste di
incontro su tale questione, a tutt’oggi non ha ancora convocato le parti per
una giusta risoluzione delle problematiche salariali e per discutere
dell’applicazione dei contenuti degli 172 e 173 del
D. L. 152/
2006, tant’è che ad oggi non è stato ancora applicato.
Inoltre è da evidenziare che il prossimo febbraio, è in scadenza l’ennesima
proroga per la gestione dell’impianto e che i tempi sono maturi per dar
corso all’applicazione del suddetto decreto legge.
E’ opportuno specificare che una corretta applicazione del decreto innanzi
menzionato significa sostanzialmente
gestione diretta dell’impianto
di depurazione con l’assunzione dei lavoratori e
quindi la gestione
del servizio consentirebbe ad Acquedotto Lucano di risparmiare cifre
considerevoli che andrebbero sicuramente ad alleggerire la relativa spesa
che viene ribaltata ai contribuenti.
I lavoratori non ci stanno più. Chiedono tutte spettanze arretrate, e
l’immediato passaggio ad AL così come è avvenuto per l’impianto, oltre a
chiedere ad AL l’applicazione dell’art. 19 comma 4 e 5 del capitolato
d’oneri il quale dà facoltà alla Stazione appaltante di porre il fermo sui
crediti con richiesta di intervento dell’Ispettorato del Lavoro e degli
istituti assicurativi e previdenziali per le inadempienze suddette.
In caso contrario, i lavoratori attiveranno tutte le iniziative utili e come già
preannunciato si asterranno dal lavoro ad oltranza, declinando sin da ora
ogni responsabilità su eventuali danni all’ambiente.