Nona edizione Giornate del Lavoro Cgil Basilicata
Liberiamo il futuro
“Un mondo nuovo sostenibile”

A Potenza in piazza Don Bosco la ministra Mara Carfagna
e il segretario generale Cgil nazionale Maurizio Landini

Summa: “Tra Recovery Fund e fondi europei in Basilicata arriveranno all’incirca 18 miliardi. È un’occasione che non possiamo sprecare.
La Regione Basilicata si apra al confronto con le parti sociali a partire dal Patto per il lavoro di Cgil, Cisl e Uil”

 

“In questo momento storico abbiamo una grande opportunità che non possiamo sprecare, un flusso incredibile di risorse irripetibile, che incideranno sul futuro di tutti noi e per queste ragioni devono essere gestite in modo concertato con il coinvolgimento di tutte forze sociali. Tra Recovery Fund e nuovi fondi per la coesione 2021-2027 (Sie e Fondo sviluppo e coesione) in Basilicata potrebbero arrivare non meno di 18 miliardi, un importo pari a circa il doppio di quello dalla scorsa programmazione 2014-2020 che, fra Fsc e Sie, valeva 7,5 miliardi. Risorse che, sole se spese bene, potranno cambiare completamente la faccia della nostra regione e riavviare un ciclo di sviluppo”. Così il segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa, in chiusura del dibattito conclusivo delle Giornate del Lavoro della Cgil Basilicata “Liberiamo il futuro. Un mondo nuovo sostenibile” oggi a Potenza in piazza Don Bosco, alla presenza della ministra per il Sud Mara Carfagna, del segretario generale Cgil nazionale Maurizio Landini, del direttore Svimez Luca Bianchi e del presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. “Come Cgil, Cisl e Uil - ha aggiunto Summa - abbiamo avanzato un Patto per il lavoro concentrato su pochi assi strategici in grado di imprimere una svolta allo sviluppo del territorio: servizi sociali e socio-sanitari, tutela ambientale e transizione energetica, beni culturali e turismo, innovazione tecnologica e formazione professionale, politiche industriali concentrate su ben specifiche filiere, infrastrutture di trasporto primarie e logistica, con riforma trasversale dell’amministrazione regionale.
La proposta che è stata messa sul campo alla Regione Basilicata è concreta e, soprattutto – ha detto Summa - tiene conto degli interventi previsti dal Pnrr ma, al contempo, ne diversifica ed amplia il raggio, includendovi la programmazione degli altri fondi (Fsc, Sie, royalties del petrolio). Risorse da investire in settori prioritari nella nostra regione quali il comparto automotive di Melfi, l’agroindustria, il settore del mobile imbottito, la chimica verde, la farmaceutica, l’aerospazio, il turismo sostenibile e partecipato”.
L’analisi dell’andamento dell’economia del Mezzogiorno è drammatica così come la dipingono le analisi della Svimez e della Banca d’Italia e per quelle che sono le previsioni. “Alla ripresa di un marcato allargamento dei divari di crescita rispetto al resto del Paese, negli ultimi 13 anni si è aggiunta una novità devastante: in un Paese che annaspa e non riesce a recuperare – ha spiegato Summa - il Mezzogiorno non riesce neanche a mantenere i livelli di differenza relativa pregressi, tendendo quindi a crollare. Purtroppo la Basilicata ha un primato negativo particolarmente grave: da noi, nel 2020, il Pil è sceso del 12,6%, la peggiore recessione fra tutte le regioni italiane. Nel 2021, recupereremo solo 4,5 punti. Le conseguenze sociali di questa situazione sono facili da immaginare: il tasso di occupazione del Mezzogiorno, al 2020, è praticamente fermo sui livelli del 1995: 44,3%, a fronte del 42,9% di 25 anni prima. La stasi del mercato del lavoro meridionale alimenta ogni forma possibile di marginalità permanente, strutturale e oramai difficile da sradicare: neet, disoccupati di lungo periodo e di età avanzata, poveri. Il 22,6% dei meridionali, più di un quinto della popolazione, è in condizioni di povertà relativa nel 2020. Tale dato era del 17,5% 17 anni prima. Purtroppo anche in questo aspetto la Basilicata detiene il primato peggiore d’Italia, con il 26,5% di poveri, oltre un quarto della popolazione”.
In queste condizioni riprende l’emigrazione. “Insieme al calo della natalità la popolazione meridionale ha perso quasi 530.000 abitanti fra il 2001 e maggio 2021, praticamente una città delle dimensioni di Bari – ha continuato Summa -. Le previsioni Istat ci dicono che entro i prossimi vent’anni la popolazione meridionale diminuirà di oltre un milione di abitanti, più o meno una regione come l’Abruzzo che si spopola interamente. Ovviamente, questo scenario non è il frutto né di un destino cinico e baro né, come purtroppo taluni affermano, di inerzia e pigrizia dei meridionali. È il frutto di scelte, scelte di politica economica, prima di tutto nazionale. Negli ultimi anni, c’è stato un forte calo negli investimenti pubblici, che ha colpito il Sud ovviamente insieme al resto del Paese. Tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è infatti più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi.
Naturalmente ci sono anche responsabilità gravi della classe dirigente meridionale, incapace di spendere, e bene, le risorse ricevute. A fronte di 47,3 miliardi di euro programmati nel Fondo per lo Sviluppo e la Coesione dal 2014 al 2020, alla fine dello scorso anno erano stati spesi poco più di 3 miliardi, il 6,7%.
È per questo motivo – ha dichiarato Summa - che il Pnrr, con il suo 40% di risorse territorializzabili spendibile al Sud, ovvero circa 82 miliardi, è un’occasione assolutamente unica. Oltre agli investimenti, il meridione beneficerà delle riforme strutturali e in particolare di quella della pubblica amministrazione. Infatti, il Sud registra livelli di efficienza delle pubbliche amministrazioni peggiori rispetto al Centro-Nord. Una pubblica amministrazione lenta e inefficace che limita la produttività delle imprese e rallenta proprio gli investimenti cruciali del Pnrr. Per gestire un flusso di risorse di dimensioni mai sperimentate in nessun altro ciclo di programmazione occorrerà dunque sfruttare le risorse del prossimo Pon Governance per dotare gli enti locali di professionalità adeguate ad assisterli nella gestione dei fondi, dotandosi di professionalità messe a disposizione dal nuovo bando previsto dall’accordo governo-sindacati.
Ma soprattutto – ha concluso Summa - è necessario uno sforzo organizzativo importante. Occorre quindi lavorare sui seguenti aspetti, propedeutici alla stessa gestione e attuazione efficiente ed efficace delle risorse, anche creando strutture speciali di regia, un coordinamento straordinario che assicuri un raccordo forte tra i diversi livelli di pianificazione e di monitoraggio, incardinandovi funzioni di valutazione indipendente, in grado di fornire la tecnicalità necessaria per informare in tempo reale i decisori circa l’impatto potenziale ed effettivo delle politiche e di suggerire eventuali cambiamenti di rotta”.
Ad aprire i lavori, la segretaria della Cgil Basilicata Giuliana Scarano: “Auspicavamo di poter svolgere questa iniziativa fuori dall’emergenza pandemica – ha detto - ben consapevoli del suo lascito che rende ancora più impellente la necessità di delineare il percorso progettuale verso un mondo nuovo. Ed è questo il filo conduttore delle nostre giornate del lavoro, la ricerca di una lettura condivisa delle azioni che, nel post-covid, possano raccogliere le sfide di uno sviluppo sostenibile che superi i divari territoriali e le disuguaglianze che lacerano il nostro paese. Al di là di ogni retorica, il Piano nazionale di ripresa e resilienza è una opportunità per il nostro Mezzogiorno che rischia davvero di morire e l’Italia se vuol essere competitiva non può che puntare su quest’area del Paese.
La pandemia – ha concluso - ci lascia un’eredità importante, ovvero la consapevolezza che, anche quando usciremo dalla crisi sanitaria, non possiamo pensare di ripristinare lo status ante Covid. Dovremo per forza di cose ripensare il nostro stile di vita, immaginare rinnovate modalità di approccio al welfare, al mondo del lavoro, dell’istruzione e della sanità, superando la precarietà e rimettendo al centro il lavoro, il lavoro di qualità. In sostanza pensare un nuovo modello di sviluppo per una società sostenibile per un mondo nuovo”.
La giornata si è conclusa con il concerto di Raphael Gualazzi. Nel rispetto delle normative anti Covid e in’ottica di piazza “aperta” e “inclusiva”, la manifestazione ha ospitato presenti diverse associazioni: Magazzini Sociali, impegnata nella raccolta di eccedenze alimentari, Plug (linux user group) ovvero un collettivo di giovani che lavora sull’innovazione tecnologia e la cultura del digitale per diffondere la sensibilità sui temi della sostenibilità, Auser con la mostra fotografica delle attività svolte con gli anziani a distanza in pieno lockdown, Anpi, Federconsumatori, l’archivio storico della Cgil, che ha raccontato per immagini l’impegno sociale nei decenni dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri, oltre agli stand delle categorie della Cgil che hanno distribuito materiale informativo e promosso le proprie attività.

 

Potenza, 11/9/2021