IL sit in delle 14 guardie venatorie, svoltosi, nella mattinata di martedì 18 settembre u.s., davanti
alla Prefettura di Matera per protestare contro la decisione della Provincia di Matera che non
intende consentire l’attivazione dei contratti stagionali a favore di questi 14 lavoratori, offre
lo spunto, ancora una volta, per fare rilevare un metodo spesso, e purtroppo, praticato dal
Presidente della Provincia di Matera.
Ogni volta che ci sono appalti di servizio in scadenza, accade che non si garantisce la
continuità lavorativa ai lavoratori storici interessati. Succede cioè che lavoratori impegnati
storicamente su appalti di servizi essenziali smettano di lavorare nel momento in cui ha luogo il
cambio di ditte nella gestione di quel servizio.
La motivazione? La solita. La crisi o cavilli giuridici non meglio specificati.
La sensibile solidarietà che questa Amm.ne Prov. le non manca di fare arrivare tutte le volte
che vi siano vertenze di lavoratori in altri enti o in aziende del territorio, viene totalmente meno
quando ad avere qualche problema è l’Amministrazione Prov. le stessa.
E’ già accaduto coi 60 lavoratori EX COSIN la cui soluzione del problema occupazionale ha
avuto luogo grazie ad un intervento “salvifico” della Regione Basilicata.
Sta accadendo adesso con le guardie venatorie a cui si sta negando un lavoro stagionale, un
reddito, la continuità lavorativa facendo proposte oscene quale quella appunto di lavorare gratis
cioè mediante una collaborazione volontaria col riconoscimento di un rimborso spese di max 30
euro al giorno.
Ci si sottrae poi dal confronto: rispetto alle 14 guardie venatorie infatti si è liquidato il problema
con una posizione rigida che non guarda né al dramma sociale in cui si “getta” questa gente né
al fatto che, rispetto ad un lavoro stagionale, ma da anni confermato, si interviene colla mannaia
ponendo fine drasticamente al lavoro e al salario di questi 14 lavoratori.
Si pecca non solo di insensibilità ma proprio di inaccettabile superficialità partendo dal
presupposto, ovviamente non condivisibile, che chi ha il coltello dalla parte del manico può
permettersi tutto, cioè negare continuità lavorativa a 14 precari a cui si dice, in parole povere e
senza troppi fronzoli questo: “o lavorate volontariamente o ve ne state a casa”.
Ci sembra un atteggiamento fuori luogo per un ente che deve badare, nonostante la crisi, a non
aumentare i problemi occupazionali che il ns. territorio vive ma almeno a trovare le condizioni
per dare prosieguo alle attività lavorative esternalizzate e non, già esistenti, storicamente
presenti in quell’ente.
Nello specifico poi va sottolineato che le risorse per il mantenimento dei 14 contratti stagionali
(6 mesi di assunzione all’anno part time) delle 14 guardie venatorie rivengono dal finanziamento
interno dell’ATC e non da risorse dell’Amm.ne Prov. le.
Anche in questo caso, come nel caso dei lavoratori EX COSIN (servizio manutenzione strade
prov.li), si interviene su un servizio essenziale per la collettività (antibracconaggio) negando
lavoro e un minimo di salario a chi, per diversi anni, ha garantito egregiamente la salvaguardia
del ns. territorio rispetto all’ambito di caccia.
L’invito al Presidente Stella è di rivedere le sue posizioni avviando un confronto con le parti
sociali che porti al ripristino di quanto va garantito, cioè continuità lavorativa, cioè salario
seppure minimo e con un’assunzione regolare ai 14 lavoratori interessati.
Confidiamo nel grande senso di responsabilità del Presidente sia rispetto a questa vicenda
sia rispetto all’imminente incontro che avrà luogo martedì 25 settembre 2012 riguardante il
passaggio dei lavoratori operanti in Mediateca dalla ditta uscente alla ditta subentrante nella
gestione di quel servizio: si auspica che i 5 posti di lavoro ci si impegni concretamente a
salvaguardarli così come il Presidente in effetti ci ha garantito.Matera