Allarme spopolamento in Basilicata

Entro i prossimi 40 anni, livelli della popolazione non lontani da quelli di una micro-regione come il Molise.

Summa: “Necessario sperimentare un progetto-pilota di ripopolamento”

 

 

La Basilicata è nel pieno di un declino demografico di entità peggiore rispetto a quello di altre regioni del Sud. Fra 2012 e 2019, il tasso di riduzione totale della consistenza demografica regionale è stato del 3,6%, a fronte di una contrazione dello 0,7% su scala meridionale e di una crescita nazionale dell’1,3%. È quanto emerge dal rapporto redatto dalla Ires Cgil di Basilicata.

La contrazione demografica è alimentata soprattutto dalla componente naturale, ovvero della differenza fra natalità e mortalità. La denatalità è il problema principale, ed è il prodotto di un tasso di fecondità in discesa fino al valore di 1,15 figli per donna, inferiore non solo a quello nazionale ma anche alla soglia minima di riproduzione della popolazione. Si combina con una incidenza della popolazione anziana particolarmente elevata, peculiare più delle regioni del Centro Nord che di quelle meridionali: l’età media della popolazione lucana è di 46,1 anni, più alta della ripartizione meridionale (44,6). Peraltro, si tratta di una popolazione anziana in condizioni di salute generale meno buone rispetto al resto del Paese: la speranza di vita alla nascita cresce, al 2018, si attesta su livelli inferiori a quelli italiani.

A peggiorare la situazione, vi è che a partire dal 2015 i saldi migratori, che per un certo periodo sono stati positivi grazie all’afflusso di immigrazione extracomunitaria, hanno ricominciato a mostrare il segno negativo, peraltro con numeri sempre più gravi con il trascorrere del tempo, anche come effetto del rallentamento recente dell’ingresso in regione di nuovi residenti stranieri.

Con tali dinamiche, la Basilicata rischia, entro i prossimi 40 anni, di scendere ai livelli della popolazione non lontani da quelli di una micro-regione come il Molise. In tale orizzonte previsionale, la popolazione lucana rischia di scendere a 385.000 abitanti. Ciò, in un territorio comunque piuttosto vasto (la superficie della Basilicata è prossima a quella dell’Abruzzo) rischia inevitabilmente di aggravare i già rilevanti problemi di stabilità idrogeologica e di tenuta dei livelli produttivi in agricoltura e zootecnia, oltre a produrre danni irreparabili all’identità storica e culturale delle aree interne.

La riduzione della popolazione è dovuta a fenomeni socio economici (i redditi declinanti, le fragilità sul mercato del lavoro, soprattutto a carico delle donne e delle giovani coppie, la carenza di servizi di conciliazione fra tempi di lavoro e tempi di vita), all’attrattività che altre regioni esercitano sui giovani, specie quelli a più alta scolarizzazione, che non di rado intraprendono un processo di abbandono della loro terra sin dal momento degli studi universitari, come conseguenza di una Università regionale di qualità non adeguata e dimensionalmente impossibilitata ad offrire tutti i possibili percorsi di laurea, a stili di vita e comportamenti collettivi che favoriscono il “godersi la vita” da soli fin ad età avanzate, piuttosto che metter su famiglia.

In tutto questo, l’apporto (di breve periodo) della popolazione immigrata al miglioramento della natalità ed all’abbassamento dell’età media è insufficiente, sia perché complessivamente gli stranieri residenti in Basilicata sono appena il 4% della popolazione, meno della metà dell’incidenza media nazionale, sia perché i flussi di ingresso sembrano subire un rallentamento nei periodi più recenti, forse connessi ad un cambiamento di orientamento politico da parte dell’attuale Giunta Regionale. L’apporto demografico degli immigrati non va esaltato oltremisura, perché è generalmente di breve periodo: nel medio periodo, gli immigrati tendono infatti ad adeguare i loro comportamenti riproduttivi e familiari alle abitudini della popolazione autoctona, ce lo dicono anche alcune ricerche dell’Istat. Però nell’immediato un afflusso costante di popolazione giovane costituisce una compensazione parziale alle dinamiche demografiche discendenti: fra 2012 e 2019, il saldo fra natalità e mortalità della componente straniera della popolazione lucana è stato, infatti, costantemente positivo, attorno alle 200 unità all’anno, compensando, seppur molto parzialmente, quello pesantemente negativo relativo alla componente italiana dei residenti in regione.

Le tendenze allo spopolamento, dal canto loro, non fanno che aggravare, in una sorta di spirale perversa, le inadeguatezze socio-economiche che le favoriscono. L’invecchiamento anagrafico che consegue alla riduzione della natalità ed all’emigrazione dei giovani riduce l’incidenza delle classi di età lavorativamente più produttive ed aumenta il peso degli inattivi sugli attivi, riducendo la crescita potenziale dell’economia regionale ed aumentando il costo di gestione dei servizi socio-sanitari, con ciò distogliendo risorse finanziarie da utilizzi produttivi. L’aumentata propensione al risparmio tipica di una popolazione anziana (la Basilicata è fra le prime regioni italiane per livello di depositi bancari e postali pro capite, con un valore di 20,8 euro pro capite, ben più alto dei 17,6 euro pro capite dell’Italia meridionale nel suo insieme) sottrae risorse agli investimenti, congelando l’economia. A sua volta, una economia stagnante incentiva la denatalità, l’emigrazione e disincentiva l’afflusso di immigrazione giovane e propensa a lavorare.

“Come uscire da questa spirale demografica negativa? Essenzialmente con due strade – afferma il segretario generale Cgil Basilicata Angelo Summa - Da un lato, favorendo l’afflusso di immigrazione giovane, in età lavorativa, offrendo progetti di integrazione lavorativa reale (ad es. progetti di ricostruzione di borghi abbandonati per realizzare le nuove case degli immigrati, o di recupero a fini agricoli di terreni abbandonati, o di creazione di cooperative di immigrati per l’assistenza sociale domiciliare). D’altro lato, si esce ripristinando un progetto di sostegno alla natalità. In questo approfondimento, si è visto che il nucleo territoriale dello spopolamento regionale insiste su aree molto specifiche della regione (Val Sarmento-Serrapotamo, Valle del Sinni, Collina Materana). Su tali aree - conclude Summa - sarebbe necessario sperimentare un progetto-pilota di ripopolamento, sia erogando incentivi alla natalità, sia potenziando i servizi di conciliazione e tutti i servizi essenziali, sia con progetti specifici di attrazione di popolazione da altre aree, anche extraregionali, ad esempio con incentivi all’acquisto delle case o al telelavoro. Tale progetto-pilota sulle aree più critiche potrebbe, successivamente ad una valutazione del suo impatto, estendersi al resto del territorio regionale.

Potenza, 13/9/2020

Angelo Summa
Segretario Generale Cgil Basilicata
Riccardo Achilli
Direttore Scientifico Ires Cgil Basilicata